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152 ANNI DI UNITA' LAICA 31/03/2013

 Celebrare l' Unità d'Italia significa anche cercare di comprendere il presente ripercorrendo la storia e i personaggi che l'hanno preceduta.

Le riflessioni conducono a Joseph de Maistre un teorico alla corte della monarchia sabauda.

Maistre riconosceva alla monarchia l'unico sistema di potere in grado di mantenere l'unità dei popoli, ma soprattutto nella sua visione, la monarchia era quella più vicina al volere divino.

Maistre arrivò a sostenere che la monarchia perfetta era la monarchia papale che incentrava autorità politica e autorità morale in un connubio perfetto che avrebbe consentito al cristianesimo di essere una religione superiore alle altre, perchè, a suo dire, il cristianesimo senza potere politico sarebbe diventata una religione qualsiasi.

La formazione di Maistre era avvenuta dai gesuiti e, nello stile evangelico gesuita, elaborò una modalità con la quale attuare la soggezione del popolo ossia attraverso un indottrinamento precoce dei bambini: "Dateceli da cinque a dieci anni e saranno nostri per sempre".

Negli anni che precedettero l'Unità d'Italia a Torino si distingueva un altro intellettuale, Vincenzo Gioberti, il quale proponeva una confederazione di Stati, ognuno dei quali governato dai propri prìncipi, ma tutti rigorosamente sottomessi all'autorità papale in una ideale confederazione cattolica.

Sappiamo come sono andate le cose ma dopo 152 anni viene da chiedersi cosa sia rimasto di quelle teorie.

Ieri il nostro Parlamento ha eletto la seconda carica dello Stato ovvero il Presidente del Senato Pietro Grasso, e la terza carica dello Stato ovvero il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

I loro discorsi inaugurali hanno disegnato una prospettiva di cambiamento e di inversione di tendenza rispetto alle figure precedenti, lasciando intravedere la possibilità che, vista la loro storia personale, difficilmente saranno ingabbiati nelle dinamiche di logiche politiche perverse.

Il discorso della Presidente della Camera Boldrini ha avuto sicuramente il merito di indicare alla Nazione che esiste un modo di interpretare i ruoli politici con rigore, determinazione , senso di umanità e delle istituzioni.

Nel discorso del Presidente del Senato si è colta una visione della politica fortemente influenzata dalla personale esperienza professionale.

Entrambi avrebbero però potuto raccogliere maggior apprezzamento se, come Obama nel 2009, avessero avuto il coraggio di ricordare che gli italiani non sono solo cattolici e che rivolgere un saluto al capo dei cattolici, dallo scranno delle loro presidenze, ignorando le altre credenze o chi non ne ha, è stata una ennesima caduta di stile sul banco di prova del principio di laicità.

Se la prassi e la cortesia istituzionale suggerisce di rivolgere un saluto ai Presidenti precedenti, nessuna prassi istituzionale suggeriva di salutare il capo della comunità cattolica e non anche, ad esempio, il capo della comunità ebraica o il capo della comunità islamica, o anche un pensiero di saluto a chi, non credente, non ha alcun capo.

Come una mosca fastidiosa ronza il pensiero che il nostro Stato, dopo 152 anni, sia irrimediabilmente e irreversibilmente laico, ma nel senso autentico del termine: "laico è ciò che pur non appartenendo al clero, riconosce l'autorità morale del Papa".

 

Carla Corsetti

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