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2017 05/01/2017

2017

 

Razionalmente possiamo dire che siamo entrati nell’era delle post democrazie.

I flussi migratori incontrollati e inarrestabili, come lo sono sempre stati nella storia dell’umanità, stanno ridisegnando la demografia europea, e non solo.

Nell’antica Roma imperiale, fatta eccezione per alcuni sparuti e isolati fautori della purezza della razza romana, non c’era nessun interesse a mantenere l’omogeneità etnica, perché la priorità era quella di rimpinguare le fila dell’esercito o di ripopolare regioni disabitate, e l’integrazione avveniva facilmente attraverso la carriera militare che consentiva anche l’estensione del prelievo fiscale.

Per molto tempo, ad onta anche di non poche corruzioni, la Roma imperiale riuscì a gestire l’immigrazione e l’integrazione.

Oggi non abbiamo eserciti che soffrono per la mancanza di soldati, né abbiamo lande desolate da ripopolare, ma abbiamo grandi organizzazioni criminali che gestiscono i flussi migratori senza competenza, senza progettualità, senza controllo dello Stato, ma avendo chiara la finalità dello sfruttamento umano con l’obiettivo del profitto.

Pochi e rari casi isolati di organizzazioni competenti, confermano che l’integrazione è possibile se pianificata, ma ai Promotori della Purezza della Razza, in sintonia con i Fautori della Paura, serve la conflittualità che deriva dalla mancata integrazione, con il contorno delle spinte terroristiche di matrice islamica.

Le nuove destre xenofobe non avrebbero di che nutrirsi se i flussi migratori fossero controllati.

Invece le destre avanzano, cavalcando nazionalismi e protezionismi, che se per un verso non offrono una idea di come potrà essere il futuro, per altro verso raccolgono consenso semplicemente rievocando il passato, che nella mitizzazione diventa finanche glorioso.

E così lo spazio della partecipazione democratica diventa secondario, la crisi della rappresentanza diventa già distacco tra elettori ed eletti, tra rappresentanti e rappresentati.

Il voto di protesta diventa l’ultima occasione per un elettorato senza riferimenti, che non crede più alla democrazia e che accarezza l’idea dell’autoritarismo post democratico.

Trump, suo malgrado, è diventato già l’emblema della post democrazia.

Il 2017 sarà l’anno nel quale si delineerà il prossimo secolo.

Sarà il banco di prova durante il quale vedremo come l’Europa reagirà alla post democrazia.

Siamo in bilico tra una conferma delle regole democratiche e un salto nel buio delle finte democrazie xenofobe e populiste che le destre europee propongono.

Le elezioni presidenziali austriache, fortunatamente, hanno dato una indicazione di allontanamento dalla deriva verso destra.

Anche la prova referendaria italiana ha confermato che gli italiani ambiscono a soluzioni democratiche, respingendo precipitose e improvvide derive autarchiche, nonostante in Italia manchi un’area politica laica, manchi un’area politica socialista coesa, manchi un’area politica liberale.

L’offerta politica italiana è costituita, purtroppo, soltanto dal variegato mondo delle destre.

Il 2017 potrebbe essere l’anno della rinascita del pluralismo democratico, sotteso a quel dettato costituzionale che gli italiani hanno riconfermato.

Se sapremo ricostruirlo, supereremo anche le spinte autoritarie delle quali le destre sono portatrici.

Solo così riusciremo a rimanere sui binari della democrazia.

 

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