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A CIASCUNO IL SUO CERNOBBIO 30/09/2013

Da circa quaranta anni Cernobbio, una splendida cittadina sul Lago di Como, ospita personalità di rilievo internazionale, esperti di economia o rappresentanti delle istituzioni, i quali si danno convegno per elaborare nuove strategie e nuove pianificazioni di sottomissione economica e sociale.

Vi hanno partecipato nel corso dei decenni, banchieri senza scrupoli, imprenditori neoliberisti, ma anche discutibili personaggi come Henry Kissinger Segretario di Stato USA che tra le sue medaglie al valore annovera l’uccisione di Salvatore Allende in appoggio al sanguinario Augusto Pinochet, oppure John McCain quel simpatico senatore repubblicano dell’Arizona che giusto la settimana scorsa giocava a poker sullo smartphone mentre votavano per dichiarare guerra alla Siria.

Un parterre di personcine perbene che se non esistessero bisognerebbe inventarle.

La fila per partecipare ai convegni organizzati dal Forum Ambrosetti a Cernobbio, è lunghissima.

Mentre si sta svolgendo il Forum del 2013, già ci si mette in coda per quello del 2014.

E’ una meta ambita da chi vuole costruire il potere per il potere e la partecipazione diventa una occasione per scambiarsi riflessioni sulla egemonia del comando.

Ognuno illustra le proprie metodologie, i propri strumenti.

Gli obiettivi reali sono più o meno celati dai convenevoli, ma tutti hanno un minimo comun divisore: la sottomissione delle masse.

I partecipanti mostrano di ascoltare molto attentamente le idee che provengono dagli oratori i quali, in passerella di auto-celebrazione, sciorinano in pubblico idee e soluzioni di facile presa.

In realtà i veri contatti, quelli che si trasformano in “contratti”, avvengono a latere del “laboratorio di idee”, senza pubblicità né clamore .

I più entusiasti del Forum del 2013 hanno mostrato di essere i banchieri di Unicredit e Intesa San Paolo, rapiti dalle potenzialità della rete e dalle possibilità che offre internet per manipolare i consensi.

Parole di entusiastico apprezzamento per l’utilizzo di internet sono state espresse da questi rappresentanti del potere finanziario i quali hanno senz'altro strizzato l’occhio alle nuove tecnologie avendo intuito quanto siano idonee per avere maggiori margini di utili in bilancio.

Non si esclude che qualche ingenuo avrà creduto che l’interesse per il web e le nuove tecnologie da parte dei banchieri possa essere stato effettivamente rivolto al potenziamento della partecipazione democratica.

In un Paese nel quale si crede a tutto, si può anche credere che internet possa sostituirsi alle istituzioni democratiche, confondendo i mezzi con i contenuti.

E quando anche i banchieri avranno assimilato la strategia di comunicazione della rete forse ce ne accorgeremo perché li vedremo salire sui tetti delle banche chiedendo ai clienti di pagare le rate del mutuo.

Carla Corsetti

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