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ALLEANZE TEOCRATICHE 13/02/2016

Le organizzazioni religiose hanno sempre un comune denominatore, il denaro.

La chiesa ortodossa non fa eccezione.

Nel 2016, presumibilmente a giugno, dovrebbe tenersi il gran Concilio Panortodosso i cui protagonisti dovrebbero essere il Patriarca ortodosso di Istanbul Bartolomeo e il Patriarca ortodosso di Mosca Cirillo, rivali storici.

Lo scorso anno Bergoglio, nel perseguimento della sua politica mondialista, ha incontrato Bartolomeo ad Istanbul, consapevole del fatto che Bartolomeo non gode dell’appoggio di Erdogan, al contrario di Cirillo che invece ha una “liaison” affaristica con Putin.

Bartolomeo dunque, almeno per un po’, ha potuto vantare un dialogo diretto con il suo omologo cattolico.

La recente crisi tra Turchia e Russia rende Bartolomeo e Cirillo ancora più lontani.

In questa crisi dai risvolti antiumanitari, si innesta nuovamente Bergoglio che, dopo aver dato la sua “solidarietà cristiana” a Bartolomeo, ora ne salda un’altra con il suo rivale Cirillo.

Qualche cenno sulla chiesa ortodossa di Cirillo è d’obbligo.

I patriarchi moscoviti sono tra gli uomini più ricchi e potenti della Russia.

Mentre la maggior parte dei sacerdoti vive in angoli sperduti in povertà, i vescovi della capitale usano auto di lusso, vivono in appartamenti prestigiosi e sono dediti al commercio e agli affari di ogni tipo.

Una gran parte di introiti deriva dalla gestione dei musei e dei luoghi di pellegrinaggio, ma potendo godere di agevolazioni fiscali, la maggior parte del commercio dell'alcol e del tabacco è gestito dalle diocesi, insieme alla vendita all'estero di poco meno del 10% della produzione complessiva del petrolio russo.

Imprese di costruzioni, società immobiliari, istituti bancari, pesca e vendita di prodotti ittici, produzione di grano, la chiesa ortodossa ha diversificato molto le sue attività.

Poi c'è la costruzione dei luoghi di culto ma quella, generalmente, è affidata a gruppi criminali che riciclano il proprio denaro e in questo modo tinteggiano la facciata della loro impresentabilità, come da copione.

Ora Bergoglio e Cirillo hanno sottoscritto un documento che è una vera e propria dichiarazione di guerra alla laicità e a chi non si professa cristiano, ortodosso o cattolico che sia, condannando esplicitamente quella politica secolarista che, secondo la loro tristissima visione, non consente ai popoli di avere governi teocratici.

E intanto Bergoglio, in arte Francesco, si accredita come vincitore nella contesa tra il primato di Mosca e quello di Istanbul, con buona pace della Libertà di Pensiero.

Resta sorprendente il favore che simili alleanze teocratiche riescono a trovare in Italia anche negli ambienti laici, in una cecità dell’intelletto che non trova giustificazione alcuna.

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