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Analfabetismo e istruzione cattolica 31/08/2012

 Il 71 per cento della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. 

A questo dato si contrappone un esiguo 20 per cento che possiede le competenze minime «per orientarsi e risolvere, attraverso l'uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana». 

Basterebbero queste due percentuali per far scattare l'emergenza sociale. 

Perché di vera emergenza sociale si tratta, visto che il dominio della propria lingua è un presupposto indispensabile per lo sviluppo culturale ed economico dell'individuo e della collettività.  

All'indomani dell'Unità d'Italia, il tasso di analfabetismo era, all'incirca, dell'80% e fino ad allora l'istruzione era stato esclusivo monopolio del clero.

Con l'Unità d'Italia l'istruzione divenne finalità pubblica e dopo circa 100 anni le percentuali di analfabetismo si invertirono fino a ridursi a circa il 20% della popolazione.

Il ritorno dell'istruzione nelle mani del clero cattolico ha contribuito ad invertire la tendenza riportando la popolazione italiana ad una preoccupante regressione culturale.

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