Campagna Tesseramento 2017
Sostienici con il tesseramento o con una donazione

 

Effettua il versamento

AUF WIEDERSEHEN 07/04/2015

AUF WIEDERSEHEN

Il passaggio più esaltante del discorso del Presidente della Repubblica è stato quello relativo alle sue imminenti dimissioni.

La fine del primo settennato, se non fosse stata seguita dalla "eccezionalità costituzionale" della sua rielezione, avrebbe già consentito una valutazione politica più ampia, che invece è stata inibita dalla permanenza della carica istituzionale.
Il Presidente stavolta ha rivolto un chiaro invito, a “quanti vorranno”, ad analizzare da subito, il suo operato.
Raccogliamo l’invito.
Parlare solo del primo settennato e di questa frazione del secondo, senza fare alcun cenno, anche sintetico, ai decenni precedenti, non consente l’obiettività che lo stesso Presidente ha espressamente chiesto nel suo discorso.
Come dimenticare il suo entusiasmante saluto all’invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS nel lontano 1956, e le affermazioni circa la “stabilizzazione” che i carri armati avrebbero portato in quella nazione sovrana.
Tanto per rimanere obiettivi, non possiamo nemmeno dimenticare il suo viaggio negli Stati Uniti durante il rapimento di Aldo Moro, e il suo incontro con Harry Kissinger, il responsabile politico del suo assassinio. 
Anni dopo abbiamo saputo che il rapimento e l’uccisione di Moro rientrava perfettamente nella strategia che, da manuale, la CIA adottava con i propri alleati definendola “fattore interno stabilizzante”.
Ancora oggi il dubbio corre sulla valutazione di quel viaggio. 
Sappiamo però che dopo quel viaggio Napolitano fondò una corrente interna al suo partito, la corrente Migliorista, l’unica coinvolta nella tangentopoli del 1992 e perciò detta anche “Pigliorista”, finanziata, tra gli altri, dalla Fininvest di Berlusconi e dai Ligresti, un’altra famigliola cattolica recentemente in soggiorno obbligato negli “alberghi” di Stato.
Le accuse che Craxi mosse a Napolitano, durante il processo Cusani, circa i finanziamenti illeciti al PCI, hanno lasciato un sospetto che, nel silenzio dell’accusato, ha acquistato una valenza inequivocabile.
E sempre Craxi diede di Napolitano una definizione che giova ricordare: “uno che fa finta di non vedere”.
Sono tanti i decreti che ha firmato “facendo finta di non vedere” e le conseguenze negative le ha viste il Paese.
Quando nel 2010 firmò il decreto che riammetteva le liste del PDL escluse dalla competizione elettorale, confermò, a chi ancora avesse dei dubbi, che con Berlusconi c’era un sodalizio “commovente”, anche se le lacrime in gioco non sarebbero state le loro.
La sua inclinazione per la “stabilizzazione autoritaria” si è vista negli anni successivi, e non potendo disporre dei carri armati sovietici, come nel 1956 in Ungheria, gli italiani si sono dovuti accontentare dei governi bancari di sua nomina, del governo renziano di confindustria e dello smantellamento progressivo delle garanzie costituzionali, il tutto condito con lo svuotamento colpevole del valore democratico della rappresentanza.
Dopo aver ricevuto una onorificenza nobiliare pontificia, quella che lo rende Cavaliere dell’Ordine Piano, ovvero servitore privilegiato della corte del monarca Vaticano, alla fine del suo primo settennato, disse che la cosa più bella, durante tutto il suo mandato, era stato il rapporto con Ratzinger.
Dimesso un papa ne se fa un altro e così Napolitano ha riversato tutto il suo amore clericale su Bergoglio, facendo finta di non vedere come costui esprima parole di condanna contro le donne, comprese quelle italiane, che vogliono autodeterminarsi, e come impedisca alle donne di avere un qualunque ruolo nella monarchia da lui governata.
Napolitano ha fatto un discorso banale, retorico e insulso, e, nel suo ruolo di Presidente di una Repubblica fondata, in via teorica, sul Principio di Laicità, ha parlato con habitus catto-comunista, elogiando l’esempio del dittatore vaticano il quale nel suo immaginario misogino, vede tutte le donne a casa a stirare le camice. 
Napolitano non lo rimpiangeremo e lo ricorderemo come il Presidente più servile della storia repubblicana, responsabile di aver “stabilizzato” la nostra Sovranità e i nostri diritti in crescente cessione ora all’Unione Sovietica, ora agli Stati Uniti, ora al Vaticano e ora alla Germania. 
A mai più.
 
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea
ritorna alle news
Altre News
...QUEL FATTACCIO DELLA PEDOFILIA
CARLA CORSETTI A VENEZIA 22 APRILE ALBERGO AMADEUS ORE 17.30
Leggi tutto
LA MESSA IN TRIBUNALE
Mentre il Consiglio di Stato consente le messe a scuola, i Presidenti dei...
Leggi tutto