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C' democrazia senza partiti? 30/04/2012

 Colgo l’occasione - leggendo un articolo di Ilvo Diamanti, apparso sulla Repubblica di qualche settimana fa - per esternare alcune riflessioni sull’argomento. 

L’autore dell’articolo si sofferma sul probabile rientro in politica del “cavaliere” specificando che - a suo giudizio - l’era berlusconiana è finita, principalmente perché l’elettore ha delegittimato il modello di politico “vuoto di contenuti” ma ricco “di valori estetici” e sopratutto fedele negli anni al suo padrone Berlusconi. 

L’elettore, a mio avviso, - purtroppo dopo 20 anni - ha capito che la pochezza di contenuti, di etica, di serietà, non paga e non colma i vuoti riempiti con l’immagine e la spettacolarità propinata dal Cavaliere in ogni campagna elettorale.

L’elettore ha capito di avere bisogno di gente semplice, ma realmente interessata al bene della società, al miglioramento del benessere di ogni cittadino. 

Forse è per questo che Diamanti nella sua disamina, pone l’accento anche sulla potenziale difficoltà del centro-sinistra (identificabile soprattutto nel PD), che in tutti questi anni ha solo prodotto tanto antiberlusconismo, e che quindi, ora, finito il berlusconismo, si trova alla resa dei conti, costretto ad esibire dei contenuti politici validi. 

L’articolo chiude dicendo che, in mancanza di partiti credibili, ma soprattutto in presenza di leader sfiduciati dall’elettorato, la democrazia rischia di scomparire. 

Tutto molto giusto, ma non coglie appieno tutte le variabili che mettono fortemente a rischio la democrazia. Un democrazia già colpita duramente dalle recenti iniziative poste in essere dal nostro amato Presidente della Repubblica che, con un colpo di stato, nemmeno tanto morbido, ha legittimato un governo che il popolo non ha mai votato, un governo sì tecnico, ma ancor di più “tiranno”, che ha occhi solo per la quadratura dei conti pubblici, infischiandosene delle esigenze del popolo, ed in primis, di quella fetta di popolazione che vive in una situazione economica al limite dell’indigenza. Ci può essere democrazia senza l’abbattimento delle discriminazioni che attualmente classificano i partiti in "serie A” e "serie B”? 

Questa è la situazione attuale, che potrebbe diventare peggiore, con la prossima riforma elettorale. L’intenzione del centro-destra e del centro-sinistra, che in questa occasione vanno a braccetto, è quella di applicare una maggiore rigidità allo sbarramento per l’ingresso al parlamento. 

Chiaro, il loro bel castello di sabbia, costruito sulla totale mancanza di contenuti politici e di etica professionale (vedi il conflitto di interessi e i doppi incarichi), e di una evidente priorità ad acquisire privilegi rispetto al vero ed unico obiettivo che dovrebbe prefissarsi un partito, o meglio un politico (in qualità di rappresentante del popolo, ovvero gli interessi della popolazione), rischierebbe di crollare con l’ingresso in politica dei partiti “piccoli” vuoti di scenografie, ma ricchi di sostanza, come possono essere i programmi e gli obiettivi volti al miglioramento della vita politico-sociale-economica del cittadino. Ci può essere democrazia fino a che non viene permesso a qualsiasi partito di far parte del nostro sistema politico?

Io penso di no.

 

Ciro Verrati

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