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CANCELLIERI, DIGNITA' ISTITUZIONALE 30/11/2013

 Il Ministro della Giustizia, che ha anche la funzione di Guardasigilli, ovvero la funzione di apporre il sigillo finale su tutti gli atti normativi firmati dal Presidente della Repubblica, è stato ricoperto, negli ultimi anni, da figure che hanno lasciato traccia del loro passaggio, non certo in senso favorevole.

Annamaria Cancellieri è approdata al Ministero della Giustizia pensando che l’universo complesso dell’amministrazione giudiziaria potesse essere riformato cominciando a togliersi “dalle scatole” gli avvocati i quali, per quanto invisi ai più, costituiscono pur sempre necessaria mediazione tra gli utenti della giustizia e l’apparato giudiziario.

Indebolendo la categoria degli avvocati, rendendola accessibile solo alle persone facoltose, si elimina alla radice la possibilità di avere accesso alla giustizia, e il gioco è fatto.

Nonostante una solenne bocciatura da parte della Corte Costituzionale, appena insediata, la Cancellieri, incurante di ogni ragionevole critica, ha valutato che attorno alla mediazione obbligatoria ruotavano troppi interessi e troppe aspettative, e ha reintrodotto un meccanismo inutile e costoso, pur di soddisfare appetiti di parte.

Si può sostenere, di contro, che la Cancellieri abbia reintrodotto la mediazione pensando davvero che possa costituire una adeguata soluzione ai problemi della giustizia, ma a questo punto, se così fosse, c’è da dubitare sulle sue capacità intellettive.

I disastri della Cancellieri non finiscono qui.

Nessuno nega ad un Ministro della Giustizia di avere le amicizie che più risultano consone alla propria sensibilità, né è pensabile vietare ad un Ministro di esprimere umana solidarietà se un amico è incappato in un reato che prevede l’arresto.

Non dimentichiamo che abbiamo un fior di ex Presidente del Consiglio impelagato direttamente in simili “quisquiglie” e proprio per questo in testa agli indici di gradimento nelle intenzioni di voto, dunque nessuna meraviglia se adesso un Ministro vanta tre o quattro amici in difficoltà giudiziarie.

Tanto più che il proprio “cucciolo” è stato nel Consiglio di Amministrazione della società degli amici in difficoltà e ne ha ricavato un TFR da cinque milioni di euro dopo 14 mesi di inutile spreco di tempo, che qualcuno ha anche impropriamente chiamato “lavoro”.

Si sa, “chi trova un amico trova un tesoro”, e nel caso di specie il tesoro l’ha trovato il pargolo della Cancellieri, forte delle amicizie di mamma, perché la sua designazione in quel consiglio di amministrazione, essendo un bocconiano, non è di certo avvenuta per meriti.

Tornando agli amici in difficoltà, il Ministro si è preoccupata delle loro sorti, ed ha anche precisato che lo ha fatto per senso di umanità.

L’umanità era talmente copiosa che si è spinta, come altre 110 volte in precedenza, a fare qualche telefonata per conoscere le condizioni di una detenuta aspirante suicida.

La Cancellieri si è precipitata a chiarire che non ha travalicato le sue funzioni e che non avrebbe mai e poi mai interferito con la decisione del Magistrato che seguiva il caso.

Possiamo affermare, senza tema di smentita, che siamo un Paese con una prevalente morale cattolica e che nel nostro DNA abbiamo il cromosoma tipizzato della raccomandazione.

Non è necessario interferire direttamente su un Magistrato, basta che il Magistrato sappia che l’imputato è sotto l’attenzione “umanitaria” del Ministro della Giustizia, e se il giorno dopo non vuole vedersi arrivare gli ispettori che gli contano le battute su ogni foglio dattiloscritto, sarà pure il caso che trovi una adeguata motivazione al provvedimento adottato in senso auspicato dal Ministro.

Forse non è questo il caso ma a nessuno potrà essere estirpato il dubbio che sia andata così.

La Cancellieri non ha compreso il senso delle critiche che gli sono piovute addosso e se la questione continuerà a vederla con la lente della sua protervia, non c’è verso che possa comprendere il limite che ha travalicato.

Un Ministro della Repubblica italiana non si mette in contatto telefonico con i familiari di una persona arrestata, e la solidarietà può essere manifestata in molti modi, soprattutto avendo cura di esprimerla con riservatezza e tutela del ruolo ricoperto.

Le telefonate del Ministro Cancellieri le pagherà una intera Nazione a cui è stata sottratta la possibilità di comprendere quale sia il limite della decenza in una commistione di piani, personale e pubblico, sovrapposti e confusi.

Una telefonata senza scatto alla risposta, lo scatto della dignità istituzionale.

 

Carla Corsetti

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