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CI VUOLE ORECCHIO 31/01/2014

L’attuale normativa sulle intercettazioni telefoniche è stata presentata all’opinione pubblica come una necessaria riforma per tutelare la privacy dei cittadini che ignari e innocenti, potevano finire nel frullatore mediatico per la rivelazione di conversazioni ininfluenti ai fini delle indagini, ma idonee comunque a turbare la libertà di comunicazione di ognuno.

 

La falsità di tale motivazione è più facile da disvelare per gli “addetti ai lavori”.

 

L’attuale legislazione vuole piuttosto penalizzare da un lato la magistratura inquirente, inibendo a monte la possibilità di addivenire a risultati concreti con il mezzo di indagine delle intercettazioni, e dall’altro ha voluto inibire la stampa privandola della possibilità di garantire il diritto all’informazione.

 

Sarebbe stato possibile trovare un nodo di equilibrio e coloro che per mero caso fossero stati intercettati pur estranei alle indagini, avrebbero potuto vedere tutelata la loro privacy limitando ad essi soltanto la pubblicazione delle conversazioni intercettate.

 

La libertà d’informazione doveva essere tutelata mentre l’attuale legislazione non garantisce questo diritto costituzionalmente garantito.

 

Né è assicurata la sicurezza dello Stato che non può soffrire di alcuna limitazione investigativa in tema di criminalità.

 

54. Conferma dell'utilizzo da parte della Magistratura delle intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, con maggior spazio per i reati di criminalità organizzata e con tutela più ampia relativamente alle conversazioni tra privati prive di interesse giudiziario.

(dal programma politico di Democrazia Atea)

http://www.democrazia-atea.it/sezione-12-programma.htm

 

La Segreteria Nazionale di Democrazia Atea

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