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CITTADINANZA E LAICITA' 31/07/2013

 Nel gennaio del 2012 Giovanni Sartori affrontava in un editoriale, le problematiche connesse alla cittadinanza regolamentata attraverso il criterio dello ius soli o dello ius sanguinis.

Sartori esprimeva una posizione contraria allo ius soli ritenendo, dal canto suo, che la concessione della cittadinanza non favoriva l’integrazione perchè nei Paesi dove l'immigrazione era stata più forte, secondo la sua interpretazione, ciò non era accaduto.

A distanza di un anno Sartori ripropone la sua contrarietà allo ius soli e lo fa esprimendo valutazioni personali, piuttosto umorali, sulla Presidente della Camera e sul Ministro dell'Integrazione, entrambe invece favorevoli allo ius soli.

 Le posizioni contrastanti espresse hanno offerto l'occasione a moltissimi italiani di non avere remore nell'esprimere, a loro volta, apertamente, la loro valutazione ideologica della questione, in altri termini hanno avuto l'occasione per misurare il loro razzismo.

Essere razzisti è un istinto primordiale, come quello di reagire con violenza ad un sopruso o come quello di allontanare dal gruppo chi ha una malattia o ancora quello di sottomettere chi è più debole.

Le leggi in definitiva servono per arginare gli istinti, se non reprimerli, quantomeno ordinarli, impedendo ai gruppi umani di interagire assecondandoli, e offrendo comunque l’opportunità di una riflessione che aiuti a prenderne le distanze.

 Le leggi servono anche per orientare le società verso sistemi più evoluti, creando le premesse per il superamento delle barriere ideologiche che frenano la civiltà intesa come contesto di esteso benessere.

 Sartori nega che la cittadinanza e l'integrazione abbiano una correlazione positiva.

 Senza troppi giri di parole, tuttavia, la vera minaccia che intravede Sartori non è tanto nelle difficoltà dell'integrazione quanto nell'islamizzazione dell'Europa.

 Non è l'unico a prevedere che il futuro dell'Europa sarà l'islam, ma è assai opinabile che il processo di islamizzazione possa essere arginato negando la cittadinanza.

 Ataturk in Turchia, nel secolo scorso, affidò all'esercito e al sistema autoritario la difesa della secolarizzazione della Nazione contro gli assalti politici dell'islam.

 L'esercito in Egitto, pagando il prezzo di scontri e vittime, ha deposto un Presidente islamico che aveva introdotto nella Costituzione derive islamiche.

 Gli italiani hanno affidato alla religione cattolica la difesa dall’islam e sono convinti che l’islam che arriva attraverso la manovalanza africana e asiatica potrà essere arginato dalla riaffermazione della tradizione.

Ovviamente ignorano che il Qatar, giusto per fare un esempio, ha investito in Italia in progetti milionari in Sardegna, a Firenze, che il Qatar finanzierà l’intera ricostruzione del quartiere Porta Nuova a Milano, che ha un protocollo di collaborazione finanziaria con la Cassa Depositi e Prestiti, che ha partecipazioni azionarie nell’ENI e nella Porsche e che, attraverso il petrolio, circa 30 miliardi di dollari l’anno vengono dirottati verso l’Europa, e soprattutto l'Italia, per investimenti disparati.

 Il Qatar è il maggior finanziatore dei Fratelli Mussulmani, il braccio politico dell’islam, ed è proprietario di Al Jazeera la più diffusa emittente televisiva, dalla quale i contenuti pro-islam-politico trasmessi sono una costante.

 Le derive di stampo religioso si combattono, piuttosto, riaffermando costantemente il principio di laicità che in Italia, più che altrove, abbiamo invece disatteso in ogni ambito.

 L’islam in Italia non troverà di certo gli eserciti militari, ma autostrade di legislazioni fatte per dribblare la laicità dello Stato, delle quali si gioverà a mani basse.

La cittadinanza è una modalità di appartenenza e poco meno di un milione di ragazzi aspettano questo riconoscimento dall’unica nazione che conoscono, nella quale hanno vissuto dalla nascita.

 La proposta dello ius soli temperato elaborata dal Ministro per l’Integrazione, che prevede una residenza di cinque anni, appare equilibrata e in linea con la normativa comunitaria.

 Negare o limitare un diritto nel recondito tentativo di contrastare l’islam, giusto per quietare le pulsioni razziste dei più, è una autentica mistificazione.

 Per riaffermare il principio di laicità, ma soprattutto per interiorizzarlo, ci vuole ben altro e dopo vent'anni di talk show demenziali in Italia diventa un’impresa disperata.

  

Carla Corsetti

 

 

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