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Crocifisso: simbolo politico 31/05/2010

 Il Governo Italiano vuole ribaltare la sentenza della Corte Europea del 3 novembre 2009 sui crocifissi nelle aule scolastiche per ribadire che, di fatto, l’Italia è uno Stato teocratico e non democratico.


Ha affidato il compito di redigere una memoria illustrativa da presentare alla Grande Camera, non certo ad un professore di diritto costituzionale, come sarebbe stato doveroso fare, ma ad un professore di diritto ecclesiastico molto vicino alla Conferenza episcopale italiana.

Nel corso di una conferenza a Palazzo Chigi il prof. Carlo Cardia, ha sostenuto che nella scuola pubblica italiana “sono ammessi insegnamenti religiosi facoltativi, per tutte le confessioni religiose” ed inoltre che “la scuola ammette simboli e pratiche di altre religioni”.
Niente di più falso! Il Ministero della Pubblica Istruzione stampa infatti pagelle con il solo riferimento alla religione cattolica e nei programmi ministeriali adottati non esistono riferimenti alle altre confessioni religiose.

E’ di tutta evidenza che a questo Governo occorre lo scudo cattolico.

Del resto una classe politica immorale e corrotta ha sempre bisogno di essere legittimata eticamente e la strada più facile e veloce è quella religiosa. Così tutti noi paghiamo una cessione di sovranità ad uno Stato straniero, al Vaticano, il quale con arroganza, impone a tutti i cittadini italiani il suo simbolo politico più forte: il crocifisso. Una parte acritica del popolo italiano percepisce il crocifisso come simbolo religioso e culturale, ed è per questo che noi laici abbiamo il dovere di ricordare a tutti che i simboli non hanno mai un significato univoco e storicamente condiviso.

Per molti popoli il crocifisso è stato il simbolo del genocidio, dello sterminio.
Per molti oggi è il simbolo di una casta ecclesiastica che attraverso la sodomizzazione violenta dei fanciulli, praticata impunemente in molte nazioni, continua a tenere sotto scacco gli adulti. Verrebbe da sospettarne la preordinazione. 

Abbiamo il dovere di reagire tutti indistintamente per riaffermare che il nostro Stato è laico, che la nostra Costituzione disegna uno Stato democratico e non teocratico.

Chi condivide questo assunto deve agire anche individualmente e deve farlo come può.
Ogni genitore dovrebbe inviare una lettera al dirigente scolastico della scuola frequentata dai propri figli, inviandola per conoscenza anche alla Presidenza del Consiglio, chiedendo la rimozione del Crocifisso. 

Dovrebbero farlo anche i cattolici rispettosi della Costituzione, perché solo così potrebbero recuperare al loro simbolo una valenza religiosa, da vivere nel privato della loro spiritualità.
Togliamo al crocifisso la stessa valenza pubblicistica che hanno le bandiere quando si conquista un territorio.
I cattolici dovrebbero trovare la forza e la lealtà di non imporci il loro simbolo religioso con prevaricazione, solo allora meriteranno il nostro rispetto.

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