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Democrazia diretta 31/01/2012

 Negli auspici dell’Assemblea Costituente la Democrazia Rappresentativa avrebbe dovuto trovare un naturale bilanciamento negli strumenti di Democrazia Diretta.

 

Temendo che la Democrazia Diretta potesse ostacolare eccessivamente la Democrazia Rappresentativa, si decise di limitarla a poche ipotesi come il referendum abrogativo, quello confermativo el’iniziativa popolare.

 

Eppure un progetto assai ampio di Democrazia Diretta era stato presentato da Costantino Mortati il quale aveva persino ipotizzato un referendum arbitrale con poteri di indizione in capo al Presidente della Repubblica.

 

Tuttavia lo spettro della dittatura mussoliniana era ancora storicamente recente e nessun partito aveva intenzione di ampliare i poteri del Presidente della Repubblica. 

Le ipotesi di Democrazia Diretta elaborate da Mortati furono accantonate.

 

Oggi possiamo affermare che la naturale contrapposizione tra Democrazia Diretta e Democrazia Rappresentativa si è trasformata in prepotente conflitto.

 

In assenza di un autentico bilanciamento, la Democrazia Rappresentativa è degenerata nelle scomposte espressioni di una casta privilegiata fatta di indegni politicanti.

 

Non v’è chi non veda che un ridimensionamento della Democrazia Rappresentativa, al fine prioritario di arginarne la degenerazione, non possa che arrivare da un potenziamento della Democrazia Diretta.

 

Talvolta però pare di percepire che le riforme in questo senso siano sollecitate dalla convinzione, piuttosto errata, che i cittadini, posti nella condizione di esercitare la sovranità popolare in modo diretto, siano migliori di quei rappresentanti che dovrebbero contrastare o arginare.

 

Che i cittadini siano migliori dei loro rappresentanti è una ingenuità che fa sorridere.

 

E’ indispensabile avere bene a mente che i rappresentanti condividono la stessa assenza di riferimenti etici dei loro rappresentati, e che gli uni si pongono in comunanza di intenti e di malaffare con gli altri.

 

Ciò posto si potrà consapevolmente affrontare una svolta politica volta al potenziamento della Democrazia Diretta con la precisa consapevolezza che nell’esercizio diretto della sovranità popolare, una parte dei cittadini, purtroppo sempre numericamente superiori, esprimerà la stessa identica mancanza di codice morale che fino ad oggi è stata espressa dai loro sodali via via da loro stessi eletti. 

 

Né è da escludere che una rinnovata disamina dell’articolato di Mortati sui referendum, considerando le peculiarità del diverso e attuale contesto storico, potrebbe suggerire un potenziamento della Democrazia Diretta senza quei timori che nel 1946 avevano indotto ad accantonarlo.

 

Ma non si può ignorare che la Democrazia Diretta, nella sua prevedibile degenerazione, assumerebbe i contorni di una deriva plebiscitaria difficilmente arginabile dal contrappeso della Democrazia Rappresentativa.

 

Carla Corsetti

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