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DISCOUNT DIOCESANO 09/09/2015

Riepiloghiamo.

Se i credenti vogliono divorziare secondo le leggi civili, sono scomunicati dalla Chiesa cattolica e non possono partecipare ai rituali della teofagia.

Una gran mole di credenti divorziati però ambisce alla teofagia e soffre per esserne escluso.

Il monarca Bergoglio ha trovato una soluzione al problema: lascerà ai vescovi la possibilità di consentire ai divorziati di rientrare nel gregge, semplificando le procedure di annullamento del matrimonio religioso.

Lo Stato italiano, nell’accordo degli ex coniugi, ha varato il “divorzio breve” e Bergoglio si è inventato “l’annullamento breve”, segno evidente che anche i cattolici si avviano ad una presa d’atto del fallimento dell’istituto matrimoniale, valutando nel contempo, che commercializzarne le conseguenze è economicamente conveniente.

Lo Stato italiano ha affidato alcune incombenze all’Ufficiale dello Stato dell’Anagrafe, e Bergoglio ha affidato i processi di nullità ai vescovi.

I vescovi adesso assurgono al ruolo di giudici ma a ben vedere, per quel che devono giudicare, poteva essere sufficiente anche un chierichetto.

Semplificare le procedure dell’annullamento divorzio ha indubbi vantaggi per la Chiesa perché aumenta il numero degli adepti, posto che i divorziati in Italia sono circa un milione e trecentomila e tra costoro la gran parte ambisce a rientrare nei ranghi della Chiesa, ma è spaventato dalle procedure di annullamento canonico.

Qualche puntualizzazione però va detta.

Innanzitutto non corrisponde al vero che il procedimento sarà gratuito: la gratuità dovrà essere assicurata “per quanto possibile”, cioè mai.

E’ più facile che un vescovo diventi ateo piuttosto che compia un atto del suo “ufficio” senza ricevere in cambio una quantità di denaro commisurata alle proprie aspettative.

Nella riforma “rivoluzionaria” di Bergoglio non è stato abolito il ruolo dell’avvocato rotale, né quello del difensore del sigillo, dunque le parcelle di costoro dovranno essere pagate, a prescindere.

I creduli però, da oggi, si autoconvinceranno che il procedimento di nullità sarà gratuito e, a frotte, busseranno alla porta del vescovo del loro circondario.

Avranno tempo per rendersi conto che non è così, ma ormai saranno stati agganciati.

La Rota Romana di dividerà in una miriade di discount delle nullità e il business dei matrimoni annullati sarà un trionfo.

Circa 50.000 matrimoni annullati in tutto il mondo di cui circa 500 solo in Italia, sono davvero pochi quando il potenziale, solo in Italia, è di circa 500mila.

Un giro d’affari da capogiro e nello stesso tempo un battage pubblicitario che spaccia il tutto come una rivoluzione in favore dei poveri.

Per non parlare dei secondi matrimoni che potranno essere celebrati di nuovo in chiesa, e altri introiti esentasse si profilano all’orizzonte.

Queste credulonerie sulla presunta rivoluzione bergogliana non sarebbero poi così rilevanti se non fosse che la TV, i canali radiofonici, i giornali e i telegiornali, ormai da ben due giorni non parlano d’altro e con enfasi esagerata, incuranti del pensiero plurale e di chi è estraneo a ciò che dovrebbe restare nel privato, lasciano intendere che le direttive canoniche siano più importanti, ad esempio, di un pronunciamento della Corte Costituzionale.

Così ciò che dio ha unito sarà ora il vescovo a dividere, e il denaro prenderà la strada delle casse diocesane e non più quelle del Tribunale rotale.

Dalla produzione sartoriale alla catena dei discount, in definitiva Bergoglio ha adeguato una modalità commerciale alle esigenze del mercato, ed è puerile spacciare per rivoluzione un banale trade marketing.

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