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Giulio Tremonti e la casta clericale 30/06/2011

 

Gli italiani stentano a credere che la crisi economica sia davvero così grave.

Sono abituati da decenni a sentirsi dire dai governi di ogni colore politico che le tasse si giustificano per le congiunture economiche negative.

E i Ministri delle Finanze fanno la loro parte richiamando gli italiani più poveri al loro senso di responsabilità, per mantenere intatto il privilegio di pochi.

Oggi dovremmo fidarci delle soluzioni di Giulio Tremonti, l’inventore creativo dell’8 x 1000 al clero parassita, che lancia un allarme disperato e propone soluzioni altrettanto disperate.

 Non c’è da fidarsi.

Tremonti era il titolare responsabile della ‘Tremonti e associati srl’ e quando nel 1994 la Guardia di Finanza gli contestò una colossale evasione fiscale a nove zeri, e decise di risolverla facendosi nominare Ministro delle Finanze. 

Fu così che il Ministro delle Finanze nella persona di Giulio Tremonti dovette costituirsi davanti alla Commissione Tributaria per contestare fintamente il ricorso contro di lui intentato dalla ‘Tremonti e associati srl’ nella persona di Giulio Tremonti. 

Un colossale conflitto di interessi che ha reso marcio il sistema tributario senza più alcuna possibilità di risultare credibile negli anni successivi.

 E continuerà a non essere credibile fino a quando il titolare di quel dicastero, con tutti i generali a servizio, o meglio asserviti, continuerà a gestire le nostre finanze. 

Nella manovra economica la casta politica ha mantenuto intatti tutti i suoi privilegi, ma non è la sola. 

C’è un’altra casta che non è stata lambita ed è quella clericale: tutti i privilegi dei preti non sono stati presi in considerazione. 

Le operazioni commerciali che quotidianamente vengono poste in essere dal clero, continuano a non essere tassate. 

I preti fanno commercio di funzioni religiose, sacramenti, gadget religiosi, benedizioni, organizzano viaggi, soggiorni in alberghi a cinque stelle, gestiscono palestre per ricreare il fisico, gestiscono centri benessere e viaggi della speranza, sono titolari di licenze commerciali per ristorazione, un giro di affari vorticoso e incalcolabile all’insegna delle madonnine che piangono e delle reliquie farlocche, tutto rigorosamente esentasse. 

Gli italiani continuano invece a pagare le tasse sulle proprietà immobiliari all’interno delle quali esercitano le loro misere attività, spolpati da una tassazione fuori controllo, mentre i mestieranti mercificati della religione, all’interno delle loro proprietà immobiliari, fanno affari d’oro avendo cura di creare una nicchia o una cappelletta col santo locale che funge da certificazione di esenzione. 

I preti continuano indisturbati ad arricchirsi senza l’emissione di un solo scontrino fiscale o di una fattura, godendo finanche delle elargizioni dell’8 x 1000 che il creativo Giulio Tremonti si inventò quando era consigliere di Bettino Craxi nel 1984.

 Nessun dio può giustificare questo scempio. 

Nessuna religione può giustificare una concorrenza così sleale. 

Nessuna credenza può giustificare un reddito annuo dei cittadini del Vaticano di 407.000,00 euro, derivato proprio da quell’8 x 1000. 

Giulio Tremonti non ha mantenuto intatti soltanto i privilegi della casta politica, ma ha mantenuto intatti anche i privilegi della casta clericale, ben più gravi e dannosi. 

Giulio Tremonti gestisce le nostre finanze dal 1984. 

E’ il maggior responsabile dello stato delle cose. 

E’ lui la malattia e non può essere anche la cura.

Arriverà il giorno in cui saremo noi a chiedere a lui il conto dei suoi errori, a lui e ai suoi sodali. 

E non ci sarà dio o prete che potrà salvarlo dalle sue responsabilità perché saremo noi a scrivere la fine di questa brutta storia.

 

Carla Corsetti

 

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