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I MURI DELLA VERGOGNA 27/08/2018

Le politiche di respingimento degli immigrati, caratterizzate da una forte spinta razzista, sono sfociate nella degenerazione di misure coercitive e degradanti verso persone già traumatizzate.

L’Unione Europea ha chiesto all’Italia di allestire hotspot, centri di identificazione per migranti, e le segnalazioni di violenze sui migranti non sono più casi isolati.

La classificazione imposta dall’Unione Europea tra “migrante economico” e “migrante che può chiedere asilo” mostra il lato più disumano della politica dei respingimenti.

Le organizzazioni umanitarie come “Medici senza frontiere” e “Amnesty International” hanno denunciato i trattamenti brutali e degradanti, degenerati fino alle umiliazioni sessuali, ai pestaggi, alle interviste che si trasformano in interrogatori violenti, e tutto questo avviene nei confronti di persone già gravemente disorientate, traumatizzate e debilitate.

L’identificazione dei migranti non sempre si avvale di interprete, e diventa impossibile per il migrante esprimere la reale condizione di pericolo dalla quale è fuggito, di fatto non gli è garantita la possibilità di verificare l’effettiva condizione di richiedente asilo.

Le violazioni del diritto internazionale sono costanti e l’Italia ha una grave responsabilità che non può giustificare sotto nessun profilo.

Quanto accaduto con il sequestro della nave Diciotti con grave responsabilità politica dell'esecutivo, nella spavalda violazione delle norme, è la cartina tornasole della violenza istituzionale, resa ancora più pericolosa dal cieco consenso degli italiani imbarbariti.

Affidare il controllo e l’identificazione dei migranti a Paesi come la Libia o il Sudan, ha significato accettare la normalità della tortura e della eliminazione fisica.

Fuggire dalla violenza, dalla guerra, dalla povertà non può significare essere criminalizzati.

La barbarie dei respingimenti trova la tifoseria bestiale dei seguaci del governo pentafascioleghista, a cui la fascistizzazione del PD aveva preordinato e pianificato l'indifferenza della popolazione, nella aridità e nella inciviltà.

La politica dell’accoglienza e della integrazione segna la differenza e la distanza tra l'umanità e la bestialità, marca la differenza tra chi consapevolmente strumentalizza la disperazione degli ultimi sapendo di ricevere un tornaconto elettorale, e chi invece non baratta con nulla la propria umanità.

La necessità di una politica dell’accoglienza ha bisogno di una classe politica in grado di superare le barriere dell' opportunismo, di rimuovere il filo spinato della barbarie, di non erigere i muri della vergogna, mentre la classe politica che oggi è al governo, ha già la responsabilità di aver spinto la popolazione a credere che sia legittimo essere razzisti perché hanno dato veste politica agli istinti tribali.

Un migrante è un essere umano che ha bisogno di accoglienza, non riconoscere questa evidenza significa essere già nella disumanità e una democrazia non può consentire che accada.

Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del coordinamento nazionale di Potere al Popolo

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