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Il cavallo di Troia 28/02/2012

 Una più che sintetica ricostruzione di quanto accaduto negli anni precedenti diventa la cornice necessaria nella quale inserire una valutazione sull’operato di Monti.

Dobbiamo partire dalla crisi degli Stati Uniti del 2008 quando la parola più pronunciata nei telegiornali nostrani, era “subprime”.

Molti ricorderanno i debiti “subprime” ovvero prestiti per acquisti immobiliari concessi senza garanzie anche a coloro di cui era certa l’insolvenza, allo scopo di mantenere alti quegli stessi livelli di profitto che le banche d’investimento avevano realizzato già nel 2004 con la cosiddetta “bolla immobiliare”.

I debiti subprime erano la materializzazione delle ragioni della speculazione e del profitto e avevano trascinato gli Stati Uniti verso una crisi peggiore di quella del 1929.

Mentre nella crisi del 1929 i maggiori protagonisti erano state le imprese, nella crisi del 2008 le vittime erano i cittadini.

Il governo americano, guidato dal Presidente George Bush, di cui è noto ai più il quoziente intellettivo, nella idiota convinzione che il mercato si sarebbe autoregolato, non intervenne e ignorò le segnalazioni che arrivavano da economisti autorevoli.

Durante il periodo Bush il mercato finanziario faceva, e fa ancora oggi riferimento, a cinque banche d’investimento, ovvero Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lheman Brothers, Merrill Lynch, Bear Sterns.

Tra le banche citate, la più potente è senza dubbio la Goldman Sachs la quale già nel 2004 aveva fatto approvare da una Commissione governativa la possibilità di innalzare i propri limiti d’indebitamento, praticamente un via libera alla speculazione che non metteva solo a rischio le stesse banche d’investimento, ma l’intero sistema economico, purtroppo non solo statunitense.

Le banche come la Goldman Sachs che avevano brindato ai profitti immobiliari e che avevano concesso prestiti anche a chi non li avrebbe mai restituiti, non erano rimaste a guardare e avevano inventato una colossale frode, intuendo che quei debiti ingestibili avrebbero potuto essere trasformati in “misteriosi” pacchetti finanziari da vendere sotto forma di cartolarizzazioni.

In questo modo avrebbero continuato a guadagnarci sopra e nel contempo avrebbero spalmato su altri soggetti un rischio che altrimenti non sarebbero state in grado di gestire.

Attraverso il processo di cartolarizzazione, i mutui subprime si incrociarono con i prestiti e si trasformarono nei cosiddetti CDO collateralized debt obligation; i CDO a loro volta vennero piazzati presso altre banche.

Un altro processo di cartolarizzazione prese il nome di CDS, credit default swap; i CDS sono stati venduti in Europa in quantità incalcolabili.

I CDS sono delle polizze paragonabili ad una scommessa sulla insolvenza dei debitori, sicché si guadagna di più sul default che sul pagamento del debito.

Quasi tutte le banche europee si sono avventurate nell’acquisto di queste autentiche bufale contabili.

Attraverso il meccanismo della cartolarizzazione dei debiti in prodotti derivati, la crisi immobiliare americana si è trasformata in una crisi finanziaria europea, il cui primo effetto è stato quello di una contrazione di liquidità e i primi ad esserne colpiti sono state le famiglie e le imprese.

Per arginare la crisi statunitense, legata alla contrazione di liquidità, il governo Obama decise di rifinanziare con i soldi pubblici le banche di investimento.

61 miliardi di dollari sono andati alla Goldman Sachs ovvero alla banca che aveva la maggiore responsabilità della crisi statunitense e europea.

Una parte di quei soldi pubblici ricevuti, la Goldam Sachs anziché utilizzarli per ricapitalizzarsi, li ha utilizzati per paralizzare il Congresso americano affinché non adottasse una legge di regolamentazione dei derivati (CDO e CDS).

Un suicidio.

In Grecia la Goldman Sachs è responsabile per aver creato un artificio contabile, o forse sarebbe meglio dire un falso in bilancio, attraverso il quale la Grecia ha potuto presentare una contabilità che gli consentiva di entrare nell’area euro.

Ma il ruolo della Goldman Sachs nel fallimento della Grecia non si esaurisce qui.

La Goldman Sachs prima ha venduto alla Grecia una quantità impressionante di CDS per garantirla, attraverso quelle obbligazioni, dal rischio default.

Successivamente attraverso le agenzie di rating con le quali è collegata, ha innescato il rischio default perché solo così avrebbe guadagnato sul rialzo di quelle assicurazioni (CDS) inventate apposta per arginare quel rischio specifico.

Alcune agenzie di stampa hanno riferito che dopo aver innescato il rischio default in Grecia la Goldman Sachs aveva più liquidità della banca centrale americana, la FED.

E’ stato come stipulare una assicurazione sulla morte indicando sé stessi beneficiari e poi provocare la morte dell’assicurato.

Sappiamo come è andata a finire in Grecia con la riduzione dell’assistenza sanitaria, con la riduzione degli stipendi, con l’annullamento del sistema sociale. 

Mi chiedo cosa sarebbe accaduto se la Grecia fosse uscita dall’euro.

Sicuramente sarebbe crollato il sistema bancario e fin qui, poco male; la Grecia avrebbe dichiarato di non essere in grado di pagare i propri debiti subendo un periodo di isolamento internazionale, giusto il tempo necessario per mettere in piedi politiche protezionistiche per favorire le esportazioni e allontanarsi gradualmente dalla povertà.

Il piano di salvataggio imposto alla Grecia invece ha fatto sì che rimanesse, purtroppo, nella zona euro.

Con il mantenimento dell’euro la Grecia sicuramente patirà la riduzione dell’assistenza sanitaria che, a sua volta, aumenterà il numero di morti per impossibilità di cura; patirà la riduzione dell’assistenza sociale che a sua volta farà aumentare la criminalità; subirà la privatizzazione di tutto il vendibile e gli speculatori sono già ai nastri di partenza pronti a comprare per pochi spiccioli.

La povertà è assicurata per i prossimi cento anni e forse più. 

Non basteranno le lacrime di tutti i greci per rimpiangere la dracma.

Veniamo in Italia.

Nella Goldman Sachs sembra che ogni decisione sia paragonabile ad un festino orgiastico a base di cocaina, nel quale non si conoscono limiti e dopo aver distrutto uno Stato si passa al successivo.

Le mire della Goldman Sachs, dopo la Grecia, si sono spostate verso l’Italia.

In Italia il personaggio più scomodo per la Goldman Sachs non era certo Berlusconi al quale bastavano pochi specchietti luccicanti per imbonirlo.

L’unico personaggio in grado di rendersi conto del pericolo di una autocrazia finanziaria sovranazionale era Tremonti, il quale ha la grave responsabilità di aver concentrato su di sé, in un delirio di onnipotenza, il Tesoro, la Finanza e l’Economia, facendosi legittimare da una classe politica nella quale i nani e le ballerine di craxiana memoria, al confronto, erano degli statisti.

Per far cadere Tremonti era necessario far cadere Berlusconi.

Nel novembre 2011 si è registrato un tonfo delle azioni Mediaset; di lì a qualche giorno Berlusconi si è dimesso. 

Già nei primi giorni di novembre 2011, prima dell'annuncio delle sue dimissioni, la Goldman Sachs aveva disegnato gli scenari del dopo Berlusconi annunciando un governo di tecnocrati guidato da un “outsider” e tutto questo avveniva quando già il nome di Monti era sulla scrivania di Napolitano da qualche settimana.

Non c’era una stella cometa ad annunciare il bambinello, quanto piuttosto una crescita fuori controllo dello spreed causato dall’azione speculativa della Goldman Sachs che aveva innescato lo schiacciamento del valore dei BTP facendone crollare il valore per riacquistarli a prezzi stracciati.

Ed è sempre la Goldman Sachs che ha preparato il terreno affinché l’outsider “consigliato” alla successione di Berlusconi potesse essere un “suo” uomo, ovvero Mario Monti.

Monti è International Advisor per Goldman Sachs, precisamente è membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute” e ricopre questo incarico dal 2005, proprio negli anni dei CDO e dei CDS.

Gli uomini della Goldman Sachs hanno sempre ricoperto ruoli chiave nell’economia mondiale, dalla presidenza della FED al Tesoro negli USA.

Oggi a capo della BCE c’è Mario Draghi che è stato vicepresidente della Goldman Sachs.

Sia Monti che Draghi hanno lavorato per la Goldman nel periodo in cui è stata pianificata la frode colossale che ha determinato la crisi statunitense prima ed europea dopo.

E’ legittimo dubitare della loro capacità se dobbiamo affermare che non se ne erano accorti.

E’ invece legittimo dubitare della loro onestà intellettuale se dobbiamo affermare che ne erano al corrente. 

Tremonti, dal canto suo, ha la grave responsabilità di aver adottato misure che hanno innalzato il debito pubblico fino al 120 per cento del PIL e di aver spianato la strada al “governo dei banchieri” mentre forse si era illuso di poter fare “tutto da solo” in una delirante autoreferenzialità che abbiamo appena cominciato a pagare. 

Tremonti ha la responsabilità di aver intuito in anticipo le manovre dell’autocrazia finanziaria statunitense e di non aver fatto nulla per impedirle, appoggiando il governo del malaffare fino al punto da far percepire Monti come un salvatore della patria.

Le soluzioni di Monti non sono condivisibili, non risolveranno né il debito pubblico né la crescita ma in compenso alimenteranno il nostro livello di povertà rendendolo irreversibile. 

I provvedimenti di Monti sono stati, finora, indirizzati al contenimento della spesa nel tentativo di arginare la speculazione innescata sui titoli del nostro debito pubblico. 

Il contenimento del debito non può essere separato da una visione politica generale.

Per risolvere una situazione come quella italiana non è sufficiente fare il ragioniere, con tutto il rispetto per questa categoria professionale, e una crisi finanziaria non si risolve con “toppe” ma con un disegno organico che nasca dalla politica, intesa come arte di amministrare, e non certo dalla contabilità .

Se il debito pubblico è stato “sollecitato” dalla spinta speculativa, la manovra di Monti si risolve in un fuor d’opera: abbiamo buttato l’acqua nel secchio bucato e ci siamo impoveriti per nulla.

In tutto questo affaccendarsi nel mettere a posto i conti in senso ragionieristico, ha una sua parte di responsabilità anche Napolitano.

Craxi è sicuramente detestabile per tutto quello che ha combinato, ma dobbiamo dargli atto che Napolitano lo aveva calibrato bene quando lo definiva come “uno che fa finta di non vedere”.

Le alternative sono preso a dirsi.

Nell’agosto 2010 Democrazia Atea aveva proposto, quale soluzione politica, una temporanea e graduale uscita dall’eurozona, con la creazione di un euro di secondo livello, nel quale inglobare anche Portogallo, Grecia e Spagna.

La svalutazione dell’euro nazionale avrebbe potuto essere programmata dalla stessa BCE che avrebbe stabilito tempi e modalità; durante questa uscita temporanea l’Italia avrebbe dovuto riassestare il debito pubblico per poi rientrare senza il rischio di trascinare nella propria crisi gli altri Stati europei.

Se questa soluzione sia ancora praticabile è adesso difficile a dirsi ma non riteniamo sia impossibile.

Le alternative più immediate per la soluzione della crisi italiana sono quelle già contenute nel programma politico di Democrazia Atea: 1. Abrogazione di ogni finanziamento diretto o indiretto alle organizzazioni religiose; 3 Adozione di una legge sul conflitto di interesse che inquina gli interventi pubblici dirottando risorse pubbliche nei forzieri privati; 13. Incentivazione della ricerca scientifica, unico vero motore di ricchezza nel lungo termine; 15. Abrogazione di ogni forma di finanziamento alle scuole private che si risolvono in un depotenziamento delle scuole pubbliche; 21. Azzeramento della partecipazione delle banche private alla redistribuzione degli utili e del patrimonio della Banca d’Italia; 25. Razionalizzazione della spesa farmaceutica; 27. Abrogazione delle leggi sul precariato; 34. Inserimento di un tetto allo stipendio dei manager pubblici, 35. Sostituzione delle fonti energetiche con quelle rinnovabili; 48. Abrogazione dell’8x1000 alle organizzazioni religiose; 66. Ritiro delle forze armate dagli scenari di guerra e riduzione drastica ed immediata di tutte le spese militari.

Le soluzioni proposte da Democrazia Atea hanno un presupposto fondamentale ovvero che la sovranità italiana appartenga ancora al popolo italiano e che la Costituzione italiana sia ancora il nostro riferimento comune.

Non appena Napolitano avrà ratificato il Trattato istitutivo del MES, meccanismo europeo di stabilità, non sarà più così.

Gli Stati che aderiranno al MES avranno un vincolo permanente dal quale non potranno più tirarsi indietro. 

Il MES godrà di una incondizionata immunità e nessuna autorità giudiziaria potrà mai sindacarne l’operato.

Nessun Parlamento nazionale potrà sottrarsi alle decisioni imposte dal MES e nemmeno il Parlamento Europeo potrà modificarne i poteri. 

E’ la definitiva dittatura della finanza sui popoli e sulle istituzioni, ideata da un gruppo di banchieri che hanno in grande disprezzo la democrazia.

Il MES strangolerà le economie degli Stati membri perché è un meccanismo-mostro che divora tutto. 

Mario Monti è il suo perfetto cavallo di Troia.

 

Carla Corsetti

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