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IL GRANDE EVASORE, MAMELI E GLI ITALIANI 31/08/2013

 La voce interrotta, le lacrime represse, la commozione di un ultrasettantenne al capolinea.

È una scena vista e rivista sulle nostre televisioni e, purtroppo, anche su quelle estere.

Il copione è pressoché sempre lo stesso: una festante folla, probabilmente incapace di rendersi conto di dove si trova e del perché, questa volta con riesumate bandiere di Forza Italia che fanno tanto fine anni '90, i "bei tempi", per darsi un'illusione di rinascita, di poter ricominciare da zero, fingendo che nulla sia mai accaduto.

Il Grande Evasore sale sul palco, saluta gli adoranti ingannati, il suo esercito. Non "l'esercito del partito", il suo.

Tanto per voler rimarcare il culto della persona che piace tanto alle italiche genti.

Sono lì, innamorati del carismatico leader, a sbraitare contro una condanna in un processo del quale, probabilmente, la maggior parte di loro nemmeno conosce la storia e le dinamiche.

Ed ecco nuovamente il mantra che da ormai più di vent'anni risuona nelle menti del popolo dello Stivale: la persecuzione giudiziaria senza fine, i togati rossi, la magistratura politicizzata (e nel frattempo l'insopportabile ed assordante silenzio della Presidenza della Repubblica, che la magistratura dovrebbe presiederla), il povero martire che tanto ha fatto per questo Paese e che ora viene ripagato con una condanna ingiusta, l'immancabile proclamata innocenza, il ringraziamento per il sostegno dei suoi adepti, stavolta rotto da lacrime di difficile interpretazione.

Difficile definire se fossero soltanto le classiche lacrime di scena, o se sotto ci fosse la consapevolezza di essere con le spalle al muro, in accelerata fase di declino.

Ma, nuovamente, un piccolo dettaglio, forse per alcuni insignificante, ma che nelle orecchie di altri stride più fastidiosamente del gesso sulla lavagna...

Quel canto di apertura, quell'inno, il Canto degli Italiani, l'Inno di Mameli.

E viene da pensare a quelle cifre incalcolabili di soldi evasi al Fisco, soldi che, per compensare, lo Stato va a "chiedere" a persone che, disperate e senza via d'uscita, arrivano ad appendersi alla corda o a darsi fuoco in automobile di fronte all'Agenzia delle Entrate.

E viene da pensare ai tagli all'Istruzione, alla Ricerca, alla Sanità.

Viene da pensare alle migliaia di giovani menti brillanti alle quali qui non viene data nemmeno un'opportunità, costrette ad un esilio forzato per poter lavorare.

E, ovviamente, viene da pensare a cosa direbbero i padri ed i figli del Risorgimento e della Resistenza, vedendo tutto questo.

Cosa direbbe lo stesso Mameli nel sentire che il suo, il nostro Canto, viene utilizzato in contesti del genere?

Da qui la riflessione che esistono Italiani ed italiani.

Ci sono gli italiani: il mafioso che va a chiedere il pizzo, l'evasore che ruba dalle tasche della Nazione, il "politico corrotto", il medico che prescrive tonnellate di farmaci a pazienti che non ne hanno bisogno per poter partecipare ad un congresso alle Maldive offerto dal produttore, il falso invalido che ruba la pensioncina, il gioielliere che dichiara un reddito annuo che farebbe ridere un ragazzino delle medie, e via dicendo...

E poi dall'altro lato ci sono gli Italiani: il ragazzo venuto dal Senegal che per uno stipendio da miseria raccoglie quei pomodori che alla sera noi ci ritroviamo a tavola, l'operaio che fa i salti mortali per poter dar da mangiare ai suoi figli rimanendo comunque un onesto lavoratore, il commerciante che non si sottomette alla criminalità organizzata e che ha il coraggio di denunciare il tutto sapendo a che rischi va incontro, il "politico onesto", il giovane imprenditore che preferisce stringere i denti, fare qualche sacrificio ed avere meno introiti piuttosto che licenziare un proprio dipendente, gli insegnanti che hanno fatto del proprio mestiere una missione, gli studenti ed i ricercatori che, dopo anni di sacrifici, vogliono portare il proprio contributo a questo Paese, gli esiliati del lavoro che vorrebbero poter tornare e lavorare qui, i giovani che ancora credono nell'Italia, chi si sacrifica per Essa, tutti coloro i quali si riconoscono nella Costituzione della Repubblica Italiana, che la rispettano e che, indipendentemente da dove sono nati, rimangono nostri Fratelli d'Italia.

Dunque il nostro compito è prendere per mano costoro, accompagnarli e farci accompagnare in un processo di crescita individuale e sociale, riuscire a fare una Rivoluzione Culturale che, per quanto improbabile, deve sempre e comunque rimanere un obbiettivo fondamentale, anche perché è possibile che degli italiani diventino finalmente Italiani e che anche loro rendano grande questo Paese.

Alla faccia del Grande Evasore!

 

Alessandro Orfei

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