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IL MURO DELLE DISCRIMINAZIONI 30/09/2013

Francia, paese dalle mille sfaccettature, alla ribalta della cronaca qualche mese fa per il primo sì tra gay celebrato a Montpellier, alla ribalta oggi, per il rifiuto da parte di un sindaco – nel sud della Francia – di celebrare le nozze di due lesbiche.

«Non posso per questioni religiose» avrebbe ammesso la sindaca Marie-Claude Bompard.

Ed è così, con immenso dispiacere, che mi vedo crollare un mito. Convinto di aver trovato - nella Francia - un modello da seguire per sperare di ottenere anche in Italia, prima o poi, un progresso sociale, mi ritrovo di nuovo con un pugno di mosche ed un muro di gomma da abbattere: il muro delle discriminazioni, fortemente voluto da una cultura intrisa di valori cattolici.

Chi più di me avrà mal digerito questa squallida vicenda, sarà sicuramente l’onorevole Nichi Vendola, desideroso da molto tempo di convolare a nozze con il suo compagno. Sicuramente saranno più dispiaciuti di Vendola, gli innumerevoli cittadini - abitanti del mondo LGBT - che non capiscono perché uno di loro si ostina a difendere lo stato vaticano e fa politica ostentando la propria fede e la propria incondizionata adesione alla chiesa cattolica, incurante che quest’ultima, lo considera un malato, e che tra malati di quel tipo il matrimonio non può essere concesso, perché “contro natura”.

Evidentemente al leader di SEL, l’art. 3 della Costituzione conta poco a confronto della “fede” per il proprio dio.

Davanti alla bibbia - che lui ritiene il più bel libro in assoluto - l’art. 3 della Costituzione è ininfluente.

Il mio dispiacere va oltre queste superficiali considerazioni.

Il mio rammarico si fonda sulla indifferenza che tutti gli organi di informazione hanno dimostrato nei confronti di chi, la soluzione l’ha trovata e l’ha messa nero su bianco sul proprio programma politico.

Parlo di una soluzione che va ben oltre i matrimoni gay in Francia, va ben oltre l’esigenza di matrimonio di un gay, di una lesbica, di una persona LGBT in genere.

Democrazia Atea, nel suo programma, all’art. 4, negli obiettivi fondamentali, chiede la modifica dell’art. 29 della Costituzione: “la famiglia è un società naturale fondata sul matrimonio […]”.

Democrazia Atea fa un ragionamento semplicissimo, se la famiglia è una società naturale, perché deve essere fondata sul matrimonio?

A volte gli assunti più semplici diventano i più difficili da capire, se la mente che li deve interpretare è inquinata da preconcetti di stampo religioso.

Togliendo le parole “fondata sul matrimonio” la famiglia diventerebbe un gruppo sociale costituito da chiunque, due gay, due lesbiche, due fratelli, due amici, un padre e un figlio, una madre e una figlia ecc..

Unica formalità, recarsi presso l’ufficio anagrafe e dichiarare di voler costituire una famiglia, con tutti i diritti che ne derivano, per i componenti.

Con la modifica dell’art. 29 della Costituzione, il matrimonio cesserebbe di avere il ruolo di certificatore di quei diritti che solo la famiglia può assicurarti.

Purtroppo un progetto così ambizioso, così fondamentale per il progresso sociale, non interessa agli organi di informazione che scientemente evitano di parlarne.

 

Ciro Verrati

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