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Il Titanic affonda e i partiti ballano 31/10/2010

 

 

 

Già negli anni ’60 i partiti in Italia perduta la funzione di difendere gli interessi delle diverse categorie sociali, hanno assunto ai nostri giorni la veste di comitati d’affari che si avvalgono di tutti gli strumenti e stringono alleanze con chiunque pur di racimolare i consensi e il denaro necessari alla loro sopravvivenza. 
La crisi economica inarrestabile, scatenata dal mercato libero dai lacci dell’etica e aggravata dalle richieste di rigore dell’Europa, li ha scalzati dal ruolo di gestori dei servizi sociali e garanti del funzionamento degli enti pubblici.
Il venir meno dell’interesse dei cittadini nei confronti della politica, determinato dalla constatazione che i partiti non sono più nelle condizioni di risolvere i problemi di cui vengono quotidianamente investiti, li ha portati al voto di scambio con il clero corrotto e faccendiere, dal cui abbraccio mortale non danno mostra di voleri sottrarre.
Il Paese, pertanto, andrà sempre più a fondo, si ritroveranno sul lastrico sempre più lavoratori e le cose andranno sempre peggio, fino a quando, per tenersi a galla con i voti dei cattolici, non la smetteranno di portarci via un terzo del PIL per donarlo alla chiesa e di impegnarsi con questa a rimandare alle calende greche la realizzazione dei loro programmi.
Con questo stratagemma i partiti perdono sempre più consensi, mentre la chiesa acquista sempre più proseliti, con la conseguenza che il suo potere di ricattare lo Stato si rafforza, mentre le proteste di questo per non cedere ai suoi ricatti si fanno sempre più flebili.
Per uscire da questa situazione, i cittadini che amano il loro Paese devono ingiungere ai loro referenti politici di eliminare dalla Costituzione l’articolo 7, quello che recepisce il Concordato.
Per raggiungere l’obiettivo è sufficiente che il 50% più uno dei parlamentari voti due volte in seduta congiunta per l’eliminazione di questo articolo. Un eventuale referendum promosso dai clericali non avrebbe nessuna possibilità di successo.
Abbiamo delegato ai parlamentari la nostra quota di sovranità. Ma se questi la utilizzano per i loro fini, non abbiamo altra scelta che riprendercela, rifiutandoci di legittimare con il nostro voto i soliti personaggi che mirano a trasformare i cittadini di uno Stato laico e democratico in vassalli di uno Staterello dittatoriale. 

 

 Alessandro Capece 

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