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Il Vaticano si arrampica sugli specchi della crisi finanziaria 31/05/2012

 

«La crisi economica pone in evidenza l’insostenibilità di un mercato totalmente autoreferenziale» e «solleva nuove questioni circa la responsabilità e l’etica dei processi finanziari».

Il segretario di Stato Vaticano, cardinal Tarcisio Bertone,  in una delle sue recenti esternazioni  tese ad infettare  le scelte politiche  di un paese sulla carta laico, sfoggia affermazioni che vanno a tutti gli effetti considerate un’ennesima istigazione e che assumono l’arroganza di veri e propri dettami assolutistici di una Chiesa oscurantista, che continua ad entrare pesantemente nel merito delle scelte politiche di un paese.  

Le conseguenze della crisi economica ripresentano «con stringente attualità – secondo  Bertone - una domanda fondamentale di senso circa il destino, la dignità e la vocazione spirituale della persona umana».

«La Chiesa ora intende cogliere positivamente questa sfida, offrendo alla società intera nuove vie di incontro e di dialogo a partire dal Vangelo».

 Il cardinale, poi,  calca la mano nel giudizio sul conflitto che esiste tra  laicismo intollerante efede:  «Nell’Europa di oggi è sempre più difficile distinguere  tra verità, errori e menzogne.  Un certo pluralismo non vuole permettere che si distingua tra il bene e il male. Accanto ad una sana laicità è presente un laicismo intollerante. Il principio della non discriminazione viene spesso abusato come arma nel conflitto dei diritti per costruire una dittatura del relativismo che tende ad escludere  Dio, la dimensione comunitaria e pubblica della fede o la presenza di simboli religiosi, e che si pone in aperto conflitto con i valori cristiani tradizionali: contro il matrimonio tra un uomo e una donna, contro la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale».

 Il segretario di Stato Vaticano tenta  di tirare una coperta che invece risulta corta, copre la testa ma si scoprono i piedi.  Usare il Vangelo per affrontare la crisi dei mercati e l’etica dei processi finanziari risulta una pratica di medioevale memoria, a riprova che la Chiesa non ha argomentazioni  valide da proporre nel contesto ma solo interessi da salvaguardare e la formazione culturale dell’attuale Governo ne è la prova lampante.

Cercare poi il paravento di un presunto laicismo intollerante, che tende all’instaurazione, nella nostra società, di un relativismo che spinge ad escludere dio e la presenza di simboli religiosi, che sono i valori cristiani della nostra tradizione, è letteralmente ridicolo e fuori da ogni logica che tratti la validità e le articolazioni di un discorso in termini di nessi inferenziali.

Dimentica, il cardinale Bertone, che all’ombra di quei simboli ed in nome di quel Vangelo, negli ultimi decenni all’interno della Chiesa si sono perpetrati i più drammatici crimini di pedofilia ai danni di centinaia di bambine e bambini, ed è questo l’unico vero valore che la Chiesa ha saputo esprimere.

Se questi sono i prodotti morali e finanziari che è stata in grado di produrre, insieme  agli atti di corruzione in cui è inciampato lo IOR e la società immobiliare vaticana Propaganda Fide, bene farebbe il porporato a chiudere i battenti della porta di bronzo  di San Pietro, a riunire il Conclave e  rivedere  tutti insieme, gli uomini in rosso, il principio dei valori cristiani tradizionali che va sbandierando o meglio millantando.

E farebbe ancora meglio a non mischiare furbamente fede ed interessi per mascherare i peccati dei ministri del suo culto, quei peccati che da altre parti si chiamano reati.  

La società italiana è già martoriata da una crisi economica senza precedenti storici  per sopportare anche la crisi di valori che attraversa le stanze vaticane.

Il cardinale Bertone sa bene che quella sbandierata dittatura del relativismo, che secondo il suo parere tende a ridimensionare l’aspetto pubblico della fede, è un ricercato paravento teologico, di  ratzingeriana memoria, che pretende invece di mascherare agli occhi chiusi dei suoi discepoli quella forte richiesta di diritti che avanza nella società civile.

L’unico aspetto degno d’interesse della sua  lamentela è la litania, che nella liturgia cattolica nasconde la trappola, della insistente richiesta della dimensione pubblica della fede che è un vero e proprio decalogo per dettare l’agenda ai bisogni della gente.

La religione deve essere ricondotta alla sua naturale funzione di scelta intima e individuale, altrimenti diventa sì, un’arma discriminante nel conflitto dei diritti, ma per costruire ed imporre una dittatura confessionale.

Salvatore Veneruso

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