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IN SEGNO DI LUTTO E DI LOTTA 02/06/2016

Costume, tradizione e religione, sono questi i fattori posti alla base della violenza sulle donne.

La relazione della Commissione Europea sulla violenza di genere li ha individuati come elementi responsabili di un fenomeno esteso che riguarda l’intero pianeta ma che in Europa assume contorni più preoccupanti visto il livello di legislazione avanzata sui diritti umani rispetto ad altre Nazioni.

Segno evidente che le legislazioni, di per sé, non sono sufficienti se non sono accompagnate da progetti culturali che possano effettivamente incidere su fenomeni così radicati.

L’Unione Europea ha espresso degli “Orientamenti” specifici ponendo particolare attenzione alle politiche di prevenzione che possano arginare tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne e delle bambine.

In Italia il costume, la tradizione e la religione sembrano fenomeni irrinunciabili e nessuno mette in relazione questi tre elementi con i femminicidi che si consumano al ritmo di uno ogni tre giorni.

Anche l'Italia aveva avviato un progetto scolastico di prevenzione sulla discriminazione di genere, ma poi i mantenuti del Vaticano, con le loro logiche criminali, hanno lasciato credere alla popolazione che si volesse insegnare ai bambini la masturbazione e gli italiani, disposti finanche a credere che un mare sia stato diviso da un bastone, sono andati dietro alle menzogne clericali e abbiamo perso l'ennesima occasione di civiltà.

L'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul che focalizza alcuni rimedi quali, ad esempio, l’istituzione di linee telefoniche apposite per la segnalazione degli abusi, di luoghi di rifugio e protezione, servizi medici, legali e di consulenza.

Si tratta di rimedi rispetto alla violenza già consumata mentre la sfida è sulla “cultura” che porta gli uomini ad essere violenti.

Non si focalizzano abbastanza le circostanze che concretizzano una reale prevenzione nei confronti degli autori.

Non sarà sufficiente soltanto una legislazione a favore delle vittime se nel contempo non si creeranno centri di ascolto anche per gli uomini violenti.

Il 2 giugno mettiamo un drappo rosso alle nostre finestre.

Tutti coloro che ci conoscono dovranno sapere che la nostra misura è colma e che è arrivato il momento di reagire, donne e uomini insieme per un segno di lutto e di protesta.

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