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La bibbia della Gelmini 28/02/2012

 Non molto tempo fa l’ex Ministro Gelmini andava dichiarando: "la lettura della bibbia nelle scuole è un'iniziativa a cui sono favorevole come ministro, come credente e come cittadina".

E nel progetto complessivo di rendere gli studenti italiani più ignoranti, la bibbia è senza dubbio un ottimo viatico.

Eppure c’è chi si sta opponendo a questo degrado culturale ed ha promosso una lodevole iniziativa giudiziaria.

Il 1°marzo2012, infatti, la Corte d’Appello di Roma dovrà trattenere in decisione un procedimento che vede contrapposta una casa editrice contro la Conferenza Episcopale italiana.

La Casa editrice in questione aveva approntato il piano editoriale volto alla stampa e alla commercializzazione della bibbia su direttive del Ministero dell’Istruzione, ma non ha proceduto alla pubblicazione lamentando di non voler essere responsabile, come editore, di quanto stava per pubblicare.

Il Ministero dell’Istruzione, infatti, aveva ammesso di non aver mai fatto eseguire il controllo di conformità del testo adottato e secondo la legge italiana l’editore è responsabile dell’integrità dell’opera. 

Il piano di studi nazionale dell'ora di Religione è stato introdotto con decreto e perciò l’adozione della bibbia come testo scolastico non compete all’autonomia didattica dei singoli istituti, ma al Ministero che è l'unico soggetto-pubblico competente a controllare e valutare il libro di testo nei suoi molteplici aspetti.

La casa editrice sostiene che la bibbia approvata dal Ministero senza controllo, ha subito più livelli di manipolazione per edulcorare tutte le narrazioni violente e contrarie ai diritti costituzionali. 

Ha poi individuato, a titolo d’esempio, 100 brani biblici nei quali si promuovono l’infanticidio, lo sterminio, la pena di morte, la lapidazione, la tortura, il saccheggio, la strage, lo stupro, ed ha posto all’attenzione dei giudici il contrasto con i principi della nostra Costituzione e con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. 

Il Tribunale di Roma si è già occupato in primo grado della improponibilità di un simile libro come testo scolastico, volto essenzialmente alla promozione dei contenuti cattolici, ma non è entrato nel merito della controversia e ha dichiarato che avrebbe dovuto occuparsene il Tribunale Amministrativo e non il Tribunale Civile. 

Ora la Corte d’Appello dovrà decidere se il procedimento dovrà o meno essere trasferito davanti al Tribunale Amministrativo.

I giudici si palleggiano la competenza e allontanano i tempi di una pronuncia.

Mi chiedo quale giudice avrà il coraggio di trasformare in “verità giudiziaria” ciò che noi sosteniamo da sempre ovvero che la bibbia è un testo pieno di crudeltà, osceno e, dal punto di vista letterario, anche scadente, la cui lettura dovrebbe essere prudentemente vietata ai minori.

 

Carla Corsetti

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