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LA CORTE DI AMATO 13/01/2017

Democrazia Atea non aveva esultato di fronte alla nomina di Giuliano Amato quale Giudice della Corte Costituzionale http://www.democrazia-atea.it/…/la-costituzione-del-do…/203/.

Quelle preoccupazioni hanno trovato conferma in relazione all’ultimo pronunciamento della Corte sui quesiti referendari promossi dalla CGIL.

Anche senza attendere le motivazioni, è di tutta evidenza che la spaccatura all’interno della Consulta (8/5) ha una connotazione politica, non nel senso elettorale o partitico, ma in relazione alle ripercussioni socio-economiche che il quesito respinto, se ammesso, avrebbe avuto sull’assetto economico voluto dalla destra italiana oggi al potere.

La stagione governativa renziana si era imperniata sulla demolizione dei diritti dei lavoratori, e il job act aveva espresso appieno questa finalità.

L’abrogazione delle tutele legate all’art.18 ha costituito il passaggio simbolico dall’era dei diritti dei lavoratori all’era della negazione dei diritti, ovvero il passaggio da una ideologia socialista ad una ideologia neoliberista, consumatasi, manco a dirlo, all’interno di uno stesso partito (PCI/PD).

In questo passaggio Giuliano Amato, ha giocato una partita contro la storia dei lavoratori, e l’ha vinta.

A questo punto diventa improbabile che si torni alle urne per i due quesiti ammessi.

Il conte Paolo, egregiamente curato dalla sanità cattolica, quella che paga la propria eccellenza con i soldi sottratti ai tanti pronto soccorso come quello di Nola, nel prossimo Consiglio dei Ministri promuoverà una legge che andrà nella direzione dei quesiti referendari, impedendo che si voti.

Dopo questo pronunciamento della Corte, la preoccupazione va all’italicum che sarà sottoposto all’esame il prossimo 24 gennaio, e la presenza di Giuliano Amato non è confortante.

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