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La Costituzione laica 30/11/2010

 

 

 

La laicità della nostra Costituzione è sana e non tanto nel senso che gode di buona salute, quanto nel senso che non è irragionevole, come recentemente ha insinuato il papa. Lo dimostra in modo in equivoco l’articolo 3, che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione.”

Che cosa impedisce allora al Parlamento italiano di approvare quelle leggi che riguardano la famiglia, la sessualità, la procreazione e la morte, come le unioni civili, la fecondazione assistita o il testamento biologico?

La nuova Europa si è giustamente rifiutata di inserire nella sua Costituzione il richiamo alle radici cristiane, perché i principi che intende tutelare con risolutezza sono quelli che caratterizzano la laicità, la democrazia, la libertà e la civile convivenza tra etnie, culture, convinzioni filosofiche e fedi diverse.

Il delinearsi di una società più aperta, tollerante e non più legata ai rigidi schemi delle società tradizionali ha danneggiato la chiesa cattolica più di quanto non si immaginasse, come provano gli attacchi incessanti che porta con furia crescente a questi principi.

In un primo momento, la gerarchia, per uscire dall’impasse, ha accampato nei confronti delle istituzioni italiane un suo presunto diritto di veder trasformate le sue norme etiche in legge dello Stato valide erga omnes. In seguito, con la sfrontatezza che le è abituale, ha avanzato la pretesa di ostacolare la promozione dei diritti civili già approvati senza problemi nella quasi totalità dei Paesi europei.

Il timore di essere tacciati di intransigenza laicista ha fatto desistere i politici dallo stroncare un comportamento così assurdo. E i vertici della chiesa ne hanno approfittato, dettando l’agenda politica al governo.

Sei i laici continueranno a subire queste prepotenze degne di una teocrazia medioevale, la loro cultura ne sarà sopraffatta. Si liberino dunque di questo atteggiamento reverenziale che ci umilia, si oppongano a queste pretese, che sono giudicate inconcepibili negli altri Paesi occidentali, promuovano l’autodeterminazione e garantiscano la stessa protezione giuridica a tutti gli italiani, soddisfacendo le loro aspettative di piena attuazione del dettato costituzionale.

Alessandro Capece

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