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LA REPUBBLICA PONTIFICIA 12/06/2017

La multinazionale ecclesiastica del Vaticano sta consolidando la sua alleanza con le forze neoliberiste.

Nel medioevo la scomunica era l’arma più potente che il papato usava contro i regnanti, al fine di sottometterli, perché un imperatore scomunicato perdeva il diritto di obbedienza dei propri sudditi.

Dismessa l’impostazione medievale, la Chiesa ha delineato un nuovo ruolo che è sempre stato quello di costituire il puntello delle classi dominanti contro le masse dominate, in cambio di privilegi e potere.

Nel secolo scorso la missione politica più imponente si è consolidata nel contrasto alle teorie socialiste e soprattutto alle spinte di emancipazione femminile, con contrasto crescente alle pratiche di controllo della fecondazione.

La funzione storica della Chiesa è sempre stata quella di essere il puntello dell’imperialismo contro il socialismo, reso maggiormente credibile dalla elaborazione del più potente specchietto per le allodole, ovvero la cosiddetta “dottrina sociale della Chiesa”.

La Chiesa nel frattempo, mentre parla a vanvera di lavoro con richiami alla povertà e alla pace, è il soggetto con il patrimonio immobiliare più grande del mondo, con la proprietà delle opere d’arte più grande al mondo, con la titolarità di un impero finanziario che non ha eguali.

La doppia morale elaborata dai gesuiti è significativa per comprendere la capacità delle masse di convivere con le contraddizioni della Chiesa.

Francesco de Sanctis ne dà una descrizione illuminante: “la morale gesuita è riuscita ad abbassare la morale del popolo, ad avvezzarlo all’ipocrisia, a contentarsi dell’apparenza, negligendo la sostanza”.

I fedeli, tuttavia, non sono consultati, nè possono in alcun modo indirizzare le scelte del monarca e dei prìncipi della sua corte.

Semmai è il contrario, è la corte papale, ultimo retaggio feudale in Europa, ad imporre ai fedeli la propria volontà.

Ai fedeli si richiede solo obbedienza nella adesione alle espressioni politiche del monarca.

Il meccanismo è semplice: il monarca enuncia un problema, come ad esempio il lavoro e la dignità salariale, e in molti si convincono che l’enunciazione costituisca già soluzione.

In tal modo annulla ogni forma di attivismo politico che possa materialmente e concretamente portare all’affermazione di politiche socialiste, le uniche che possano garantire dignità salariale e sociale, e che possano emancipare le masse sotto ogni profilo.

Nella anomalia italiana, la dottrina sociale della chiesa è diventata specchietto per le allodole finanche dei partiti a vocazione socialista.

Gli appelli di esponenti della sinistra italiana volti a trasformare in programma politico le dottrine del monarca vaticano, sono sconfortanti, ci riportano alle tesi del gesuita Bellarmino quando teorizzò che la Chiesa doveva perdere la pretesa di governare direttamente, ma doveva avere un esercizio indiretto del potere, continuando ad orientare le masse attraverso l’appoggio al potere politico.

Abbiamo fatto un salto indietro di cinque secoli.

La visita del monarca vaticano al Quirinale è stata l’apoteosi del disprezzo del Principio di Laicità.

Il monarca vaticano si è sovrapposto nei discorsi al Presidente della Repubblica.

Il loro argomentare speculare è stato un capolavoro di distruzione della sovranità italiana, un epitaffio al reciproco riconoscimento dell’altrui sovranità.

La specularità dei loro discorsi, nella percezione subliminale delle masse, ha reso “inutile” la presenza di Mattarella al Quirinale.

Il monarca vaticano è tornato alla sua residenza storica e l’ha metaforicamente riconquistata.

Non c’è più bisogno di formare un partito cattolico che rappresenti in Parlamento apparentemente le istanze dei cattolici ma in sostanza gli interessi della Chiesa.

Ormai quasi tutti i partiti si sono cattolicizzati, e primi fra tutti, i partiti di sinistra.

Restano poche formazioni, e tra esse Democrazia Atea, che mantengono alta l’attenzione sulla cattolicizzazione delle istituzioni.

Quanto all’incontro al Quirinale, non c’è molto altro da dire:

Bergoglio vs Mattarella 1 a 0.

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