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La scuola azienda 30/04/2012

 La scuola statale soffre da troppo tempo a causa delle scellerate misure adottate e dei provvedimenti inadeguati, indebolita dai tagli subiti, privata di risorse economiche ed umane tali da mettere seriamente in difficoltà la sua stessa sopravvivenza.

 

La scuola è stata impoverita, svilendo gli insegnanti e l'insegnamento, ed è stato calpestato il diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione.

 

Alla scuola statale pubblica è stata negata la qualificazione quale "istituzione" ed è stata inserita tra i “servizi”.

 

Significativo è stato il cambiamento della figura del Preside sostituito dal Dirigente Scolastico il quale promuove una differente visione dell'istruzione e ne misura la qualità attraverso criteri di 

produttività aziendali, senza tener conto del merito e della qualità 

didattica.

 

Hanno tradito la finalità dell'istruzione che da sempre ha costituito risorsa irrinunciabile e di investimento per la crescita e la valorizzazione culturale.

 

E' solo attraverso l'istruzione che si raggiunge una oggettiva competitività con le altre realtà europee e internazionali.

 

E' stato calpestato anche il principio di uguaglianza dell'articolo 3 della Costituzione, che impone allo Stato di farsi garante della rimozione "degli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e uguaglianza dei cittadini, 

impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica, e sociale del Paese” .

 

I fondi sottratti alla scuola a partire dalla finanziaria estiva, ammontano a più di 8 miliardi di euro con un taglio di circa 150.000 lavoratori, insegnanti e lavoratori ATA.

 

L'impoverimento dell'offerta formativa dell'intero sistema scolastico statale è sotto gli occhi di tutti.

 

I risultati più evidenti sono stati il fenomeno delle classi sovraffollate per effetto dei tagli effettuati sul numero dei docenti, la riduzione del tempo pieno quando addirittura non più garantito, le sparizione delle compresenze nella scuola primaria, che era un punto di eccellenza, la sparizione dell'insegnante specifico all'insegnamento della lingua inglese, gli accorpamenti delle 

discipline scolastiche, di intere classi e pure di intere scuole, la drastica riduzione delle ore destinate al sostegno per i bambini che ne hanno diritto.

 

Le diverse figure all'interno del sistema scolastico hanno perso la 

loro identità.

 

Se il Preside è diventato Dirigente Scolastico ed è paragonabile a un dirigente d'Azienda, lo studente viene privato di un diritto e messo sullo stesso piano di un cliente, privandolo 

della necessaria acquisizione delle potenzialità scolastiche in cambio di un non meglio definito “successo formativo” che si traduce nel concetto di promozione =soddisfazione senza alcuna relazione con la valorizzazione del sapere.

 

Democrazia Atea non dimentica che il compito della nostra istruzione deve essere determinata dalla capacità nell'accogliere le sfide future formando cittadini più consapevoli e meritori, maggiormente capaci di emergere, promuovendo il progresso della nostra società.

 

La figura dell'insegnante è stata paragonata, non a caso, a quella di un impiegato che, a sua volta, è stato denigrato come "fannullone” o come “privilegiato”.

 

L'insegnante è stato obbligato ad assolvere compiti di tipo 

burocratico, distogliendolo dalla sua funzione prioritaria, negandogli il giusto riconoscimento e una collocazione adeguata.

 

I finanziamenti pubblici alla scuola sono in costante calo e ad oggi risultano circa il 4% del Pil, mentre nella media Europea si collocano intorno al 6%.

 

La proposta di legge Aprea, rimasta finora in stand by ma risalente al 2008, rischia di diventare legge dello Stato e se verrà approvata e applicata, andrà ad aggravare una situazione di per se' già critica, introducendo gravi vizi di incostituzionalità. 

 

Riassumiamo le principali criticità.

 

Non si risolve la questione indecente del precariato. In Lombardia, dove vige un sistema di scuola aziendalistica sul modello Aprea, i docenti precari sono circa 50.000. Le assunzioni dei precari riguardano un problema di diritto al lavoro e alla qualità del lavoro.

 

Ci sono precari che lavorano nella scuola da anni, alcuni da decenni, lavorando come gli altri ma non guadagnando come gli altri, con contratti che non riconoscono pari diritti a fronte di identiche prestazioni lavorative.

 

L'Europa è già intervenuta stabilendo che quando i contratti superano i tre anni consecutivi, sono illegali e danno diritto ad un risarcimento.

 

Nel modello scolastico che si propone, una subdola forma di distruzione e demolizione si attuerà consentendo di accettare 

finanziamenti da parte di privati ( singoli cittadini o associazione di cittadini, fondazioni, associazioni di genitori, organizzazioni no profit).

 

In questo modo si distrugge definitivamente la dimensione 

pubblica dell'istruzione facendo entrare i rappresentanti dei finanziatori privati nel cuore della gestione delle scelte didattiche, formative ed economiche, attraverso lo strumento chiamato in maniera paradossale Consiglio dell'Autonomia, proprio perchè è la scuola ad essere privata di una autonomia che viene trasferita ad un vero e prorio "Consiglio di Amministrazione".

 

Non sono state specificate le modalità e i criteri di scelta, e il Consiglio dell'Autonomia prenderebbe il posto dell'attuale Consiglio di Istituto con l'eliminazione dei rappresentanti ATA.

 

Ingerenze del tutto inaccettabile per una prerogativa statale di primaria importanza come l'istruzione pubblica.

 

Verrebbe inoltre eliminata l'attuale funzione filtro del Collegio docenti, formato da tutti gli insegnanti.

 

Si prevede la creazione di uno “Stato autonomo” per ogni scuola che determinerà differenziazioni tra scuola e scuola, anche in materia di regole di gestione e organizzazione. 

 

Si introduce l'autovalutazione per la qualità complessiva attraverso un membro esterno che potrà essere diverso da scuola a scuola, selezionato su indicazione del dirigente scolastico e anche questa scelta verrebbe subordinata a criteri personali.

 

E' evidente il danno enorme che subirebbe la scuola Statale venendo meno il principio di dipendenza da un sistema nazionale secondo il quale finora le scuole non hanno potuto decidere autonomamente su questioni importanti quali l'organizzazione, la scelta degli organici, gli ordinamenti, fino alla “chiamata diretta” dei Dirigenti Scolastici, come già avviene in Lombardia.

 

Questo modello di scuola vogliono estenderlo a tutta Italia. 

 

Non possiamo consentirlo.

 

Democrazia Atea partecipa alla Manifestazione Nazionale in difesa della Scuola Statale contro la scuola azienda, contro i manager scolastici, contro i tagli, contro la chiamata diretta degli insegnanti e per l'assunzione di tutti i precari, per riaffermare il diritto costituzionale allo studio che può essere garantito solo da una pubblica istruzione.

 

L'appuntamento è a Milano sabato 21 aprile alle ore 14,00 in Piazza Duca d'Aosta (sotto il Pirellone - mm stazione centrale).

 

La scuola pubblica è per tutti e di tutti. 

 

Elisa de Lucia

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