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LA SVOLTA EGIZIANA 31/08/2013

 Le notizie che riferiscono le testate giornalistiche italiane sugli scontri in Egitto lasciano spazio a molte perplessità.

Innanzitutto, la maggior parte delle informazioni hanno come fonte Al-Jaseera, l’emittente televisiva finanziata dallo sceicco del Qatar, il quale è anche il più grande finanziatore dei Fratelli Mussulmani.

Al-Jaseera è l’emittente più influente per il grande progetto di “fratellizzazione” islamica promosso dal Qatar, uno dei Paesi più ricchi del mondo, i cui cittadini hanno un reddito pro-capite di 103.000 dollari l’anno che può salire fino a 400.000 dollari.

Il Qatar dispone di quantità incalcolabili di riserve di gas, mentre l’altra fonte di ricchezza del Paese è quella che gli deriva da una forma di schiavitù legalizzata degli immigrati.

E’ il Qatar che ha finanziato l’opposizione siriana ed è responsabile per aver determinato la cruenta reazione di Assad, il quale ha reso ancor più sanguinario il suo regime pur di respingere l’islam politico finanziato dai qatarioti.

Da tempo il Qatar ha deciso di estendere il suo progetto di fratellizzazione islamica anche all’Egitto pur sapendo che in questo Paese sono molto forti le cosiddette forze laiche e le altre componenti religiose come i copti, i salafiti e gli islamici moderati.

Il caos siriano dunque rischia di duplicarsi in Egitto.

Nella crisi egiziana Al-Jaseera ha assunto un ruolo decisivo di influenza, omettendo di ricordare che il Presidente Morsi è sì stato deposto dall’esercito, ma solo dopo scontri e violente manifestazioni che hanno visto contrapporsi i suoi contestatori e i suoi sostenitori.

Soprattutto è essenziale ricordare che l'esercito è intervenuto dopo aver ripetutamente chiesto a Morsi di evitare lo scontro nel Paese, ascoltando democraticamente le opposizioni.

L’incapacità di Morsi e la sua chiusura alle richieste della popolazione, reiterate dall'esercito, hanno fatto il resto.

Durante gli scontri i manifestanti anti-Morsi hanno aggredito numerosi giornalisti stranieri credendoli inviati di Al-Jaseera, proprio perchè sapevano quale ruolo stia giocando questa emittente.

Al-Jaseera ha presentato i Fratelli Mussulmani come vittime di un colpo di stato militare, ma ha omesso costantemente di riferire quale sia il grado di inumana violenza della quale sono protagonisti.

Sui social network del Cairo sono stati pubblicati numerosi filmati amatoriali, i quali riprendono le aggressioni ad opera dei Fratelli Mussulmani contro la popolazione civile, ma nessuna di queste immagini è stata fatta circolare sulle televisioni.

Conoscere la tipologia dei Fratelli Mussulmani protagonisti delle violenze è dirimente.

Sono ormai a pieno titolo una organizzazione terroristica.

Molti di loro sono stati richiamati dai villaggi sperduti dell’Egitto, e a costoro i capi hanno fatto il lavaggio del cervello per renderli disponibili a morire per una causa che non conoscono e che scambiano per una lotta in nome del loro dio.

Se qualcuno di questi giovani, spaventato dagli scontri, ha chiesto soldi per tornare a casa, è stato minacciato dello sterminio della propria famiglia.

Sono analfabeti e poveri, mediamente sempliciotti e dunque sono perfetti per essere manipolati, mandati al macello, senza rendersi conto che la vera partita la stanno giocando l’Arabia Saudita, che appoggia l’esercito, e il Qatar che finanzia il terrore, mentre loro sono pedine senza nome e senza storia.

I video amatoriali che girano sui social network riprendono gli elicotteri militari mentre individuano le tende dei manifestanti islamici.

Le tende sono state piazzate in alcuni punti strategici del Cairo, in prossimità delle piazze, e all’interno sono stati nascosti fucili e mitragliette.

Non stupisce che Al-Jaseera non l’abbia detto.

Il canale televisivo più libero e più accreditato in questo frangente sembra essere CCTV Africa, e da questa emittente si apprende che i Fratelli Mussulmani hanno il controllo militare delle colline del Sinai e lo hanno inaugurato con l’uccisione dell’ingegnere Abdel-Hamid Selmi, uno dei leader di Al-Fwakhriya tribù in Arish, ucciso per il suo supporto alle forze armate per la cacciata di Morsi.

Si apprende che Hamas dalla Palestina ha organizzato il proprio soccorso militare in favore dei Fratelli Mussulmani egiziani e che le infiltrazioni terroristiche sono già presenti da giorni.

La solidarietà palestinese di Hamas si sta esprimendo non certo con dichiarazioni pacifiche, ma facendo entrare i fucili e mitragliette kalašnikov attraverso le colline del Sinai.

Sui social network si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà verso l’esercito da parte di donne e uomini egiziani contro la barbarie di quelli che ormai vengono chiamati da tutti Brothers Terrorists.

In un video amatoriale si vedono egiziani scendere dai palazzi, porsi a fianco dei militari e lanciare sassi contro i Fratelli Mussulmani che invece sono armati fino ai denti e sparano non solo contro l’esercito ma contro la popolazione civile.

L’urlo del ragazzino sfuggito alla ferocia ingiustificata dei Fratelli Mussulmani, scappato sulla torretta di un edifico, inseguito e buttato di sotto, risuona indelebile nelle orecchie di chi ha visto quella barbarie.

Le donne in queste ore sono barricate in casa perché il numero degli stupri ad opera dei Fratelli Mussulmani è impressionante.

Essere contro i Fratelli Mussulmani non significa essere necessariamente a favore della svolta autoritaria militare.

E' noto a tutti che i militari hanno sospeso le garanzie costituzionali, proclamando uno stato di emergenza nel quale non c'è tutela né certezza dei diritti e diventa ogni giorno più difficile ipotizzare un ritorno alle garanzie democratiche.

Di certo la barbarie dei terroristi islamici non appartiene a tutti quegli egiziani che avevano protestato contro Mubarak e che poi hanno protestato nuovamente contro Morsi.

L'Egitto non è dei Fratelli Mussulmani, e Democrazia Atea non ha alcuna solidarietà per chi stupra e uccide in nome di dio, anche se aveva vinto legalmente le elezioni.

 

La Segreteria Nazionale di Democrazia Atea

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