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LAVORO 09/03/2018

Questo è senza dubbio il cuore centrale di ogni riflessione politica.

Aver sostituito la centralità del lavoro con la centralità del mercato è stata la débâcle del secolo, aggravata da una progressiva tecnologizzazione dei processi produttivi che modifica i rapporti di lavoro quale conseguenza dell’evolversi dei fattori di produzione.

Una lettura e una chiave interpretativa ce la offre ancora Marx nel suo “Frammento sulle macchine”.

Marx introduce il concetto di informazione quale elemento che annulla l’alienazione uomo-macchina.

Ma se l’alienazione uomo-macchina era comunque necessaria al processo produttivo, ora il lavoro dell’uomo diventa inutile.

Marx intuisce che l’informazione e il progresso porteranno ad una progressiva automatizzazione dei processi di produzione, intuisce che “le macchine possiedono una propria anima nelle leggi meccaniche in esse operanti”, le macchine sono “viventi” perché acquisiscono una propria autonomia grazie al progresso “Le macchine si sviluppano con l’accumulazione di una scienza sociale” intesa come flusso di conoscenza che va a costituire elemento stesso del capitale.

Stiamo in definitiva parlando di quello che oggi noi definiamo know-how.

Ma diventa necessario soffermarsi anche su quella che Marx definisce “scienza sociale”, intesa come patrimonio di conoscenza comune e condivisa.

In una trasposizione temporale, la “scienza sociale” possiamo chiamarla internet.

Siamo caduti in un equivoco del quale dobbiamo prendere atto: abbiamo creduto che la conoscenza collettiva e la tecnologia avrebbero potuto liberarci dalla sottomissione al capitale e dallo sfruttamento, invece è avvenuto esattamente il contrario: il capitale produttivo si è trasformato in capitale finanziario e la tecnologia è diventata parte integrante della sua modalità di sfruttamento.

Anche la conoscenza collettiva (la rete/internet) è il suo strumento e attraverso il controllo esasperato delle attività quotidiane, dai like su facebook alla moneta elettronica, dalla telefonia al controllo delle strade, sono aumentate le potenzialità di controllo della società.

Ma non possiamo demonizzare la tecnologia.

 

Dobbiamo acquisirla agli strumenti di lotta. Dobbiamo elaborare concetti di uso che tengano conto di limiti e potenzialità e che consentano di ribaltare il piano, occorre un rovesciamento del tavolo: la tecnologia come mezzo di lotta contro il capitale e non come strumento del capitale per il controllo degli individui.

L’economia deve tornare ad essere strumento per il benessere della società e non l’altare sul quale sacrificare i beni comuni.

Questo momento di riflessione politica condivisa fa parte del nostro processo di crescita. Ci consente di dare continuità a ciò che abbiamo fatto, nella individuazione dei percorsi che abbiamo difronte.

La consapevolezza non ci manca, la follia necessaria per percorrere le utopie nemmeno.

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