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LE RIFORME DI GIGGINO 30/09/2017

Gli autoritarismi alla fine non hanno ideologie, non sono più né di destra né di sinistra, gli autoritarismi si somigliano tutti nell’uso del potere come clava.

E Giggino almeno lo ha già detto che se andrà al governo adotterà provvedimenti contro la Costituzione.

Qualche giorno fa ha detto che appoggerà il referendum delle Lega per l’autonomia del Veneto e della Lombardia che, così come concepito, è davvero demenziale posto che non può essere una consultazione popolare in grado di aumentare le autonomie regionali, occorre una legge dello Stato a maggioranza qualificata, senza considerare che, peraltro, coloro che hanno indetto i referendum si sono guardati bene dal dire di quali autonomie vanno cianciando, consapevoli che la Corte Costituzionale li avrebbe sonoramente bocciati.

Nonostante le Regioni in questione non abbiano espressamente indicato nel quesito referendario quali siano le autonomie desiderate, Giggino dichiara di averle capite e addirittura le spiega, sostenendo che si tratta di soldi che, piuttosto che andare a Roma e tornare indietro, devono restare direttamente nelle Regioni dove si incassano.

Forse la Costituzione l’ha studiata tra un primo tempo e un secondo tempo delle partite del Napoli quando faceva lo steward allo stadio, è l’unica spiegazione per giustificare la sua incompetenza.

Si dà il caso che la Costituzione non preveda un aumento dell’autonomia fiscale per finanziare competenze trasferite, e questo referendum potrebbe addirittura avere come conseguenza paradossale che le Regioni possano ampliare le proprie competenze senza copertura finanziaria dal Governo centrale.

Vabbè, basta che si facciano dei referendum, il quesito, anche se ha finalità politicamente contro la Costituzione, è un dettaglio, anzi, per dirla alla Giggino: un dettajio.

Poi dal sacro blog ci spiegherà come intende interpretare l’articolo 5 della Costituzione.

Ora ha annunciato che quando sarà al Governo ci penserà lui a riformare i sindacati.

Giggino non sa che la Costituzione sancisce il diritto pieno di associazione, che si sostanzia nella libertà delle varie organizzazioni di sviluppare liberamente la propria libertà, per la realizzazione dei propri scopi.

Il diritto di associazione è riconosciuto e garantito a tutti i cittadini, e tuttavia la Costituzione non ha ignorato che il diritto di associazione ha un valore diverso in rapporto ai diversi strati sociali.

Nel contrasto di interessi economici e sociali tra chi detiene i capitali e chi ne è sprovvisto, è inevitabile ed è chiaro (o dovrebbe essere chiaro) che non ci sia affatto una condizione di uguaglianza.

Il capitalista, basandosi sulla propria potenza economica, può lottare e prevalere anche da solo in determinate competizioni di carattere economico.

Il lavoratore o il disoccupato, invece, da solo non può ragionevolmente nemmeno pensare di partecipare a tali competizioni, senza esserne schiacciato in partenza, e l’unica possibilità che ha per competere, è quella di associarsi con altri lavoratori aventi interessi e scopi comuni, per controbilanciare, soprattutto in termini numerici, la potenza economica del singolo capitalista od di una associazione di capitalisti.

Il sindacato, perciò, è lo strumento più valido per i lavoratori, per l'affermazione del diritto alla dignità e del diritto al lavoro, sanciti dalla nostra Costituzione.

Ed è per questo che la Costituzione assegna ai sindacati, così come ai partiti, una assoluta autonomia organizzativa.

Però a Giggino, che si pone sulla scia di Mussolini al quale piaceva tanto il sindacato unico, come pure a Renzi che desiderò tanto pure lui la reductio ad unum del sindacato, l’autonomia organizzativa interna dei sindacati non piace e così si propone di riformarla.

I sindacati devono potersi riformare in assoluta indipendenza.

Ed è curioso che di tante organizzazione che poteva desiderare di riformare come Confindustria, come la Compagnia delle Opere, come l’Associazione Bancaria Italiana, come l’Unione Petrolifera, di cosa si va a preoccupare Giggino: delle organizzazioni a tutela dei lavoratori.

Qualcuno dirà che non ha una opposizione pregiudiziale perché aveva appoggiato i referendum contro i voucher indetti dalla CGIL.

Non lasciamoci ingannare, la sua posizione era in funzione oppositiva del suo competitor Renzi.

A proposito, prima di esprimersi contro il sindacato, le aveva fatte in rete le gigginarie?

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