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LETTA, IL BLUFF 30/06/2013

 Enrico Letta non è figlio di un benzinaio e pensare di confondere il suo modo di porsi con i suoi contenuti, facendolo passare per un uomo insignificante, è un errore grossolano.

Letta sa esattamente cosa sta facendo ed ha cognizione del suo ruolo più di quanto non lasci intendere ad osservatori mediocri.

I suoi toni pacati contrastano certamente con la volgarità di chi sa esaltare le folle con gli insulti e il turpiloquio, ma contrastano anche con la antipatia di chi ha inutilmente aggravato la povertà degli italiani.

Enrico Letta ha il volto del bravo ragazzo, usa metafore desunte dai cartoni animati o dai libri di favole, come la bibbia, è rassicurante e ha i tempi di risposta giusti per non porre il popolo in fibrillazione, accompagnandolo piuttosto verso una cristiana rassegnazione.

Quanto ad appartenenze supera finanche Berlusconi il quale, dal canto suo, era riuscito a malapena a ritagliarsi una adesione ad una loggia massonica deviata, ma non sarebbe mai stato ammesso nè all'Aspen Institute nè tantomeno al Bilderberg, era troppo parvenu.

Enrico Letta, invece, insieme allo zio Gianni, a Giulio Tremonti, a Romano Prodi, a Mario Monti, per citare alcuni nostrani tra i più noti, ne fa parte e partecipa da protagonista ai convegni nei quali gli economisti di stampo liberista si stanno ingegnando da qualche decennio su come convincere i governi a smantellare lo stato sociale per ingrassare poche famiglie facoltose.

Enrico Letta sa che il popolo italiano può decidere di farsi comandare da chiunque, passando indifferentemente da un buffone ad un comico, da dei manigoldi a degli stagisti di lusso, e dunque parla usando un linguaggio volutamente banale, quasi a non voler destare sospetti.

Il "decreto del fare" è una scatola vuota.

L'elenco dei provvedimenti adottati è insufficiente e conferma come anche lui abbia adottato una politica attendista in attesa delle elezioni tedesche, in bilico tra la destra e l'estrema destra.

Enrico Letta è abile.

E' stato allevato per il governo, pubblica libri di economia da almeno un decennio, non si preoccupa se nel suo governo ci sono degli impresentabili, sa che il fine giustifica i mezzi.

Il vero problema è che i mezzi non ci sono e il fine è un bluff.

 

Carla Corsetti

 

 

 

 

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