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LETTERA APERTA A MARIO DRAGHI 07/12/2015

Egregio Presidente Mario Draghi,
un tempo era la politica economica che determinava la politica monetaria, ma il sistema neoliberista mondiale ha annullato anche questa regola.
Dunque è lei che, attraverso la politica monetaria, decide la politica economica dell’Europa e da quella, purtroppo, è da tempo che discende anche la politica sociale, e non il contrario.
Sicuramente lei si asterrà dal commentare le elezioni politiche in Francia e la vittoria del clan Le Pen.
Ma non si asterrà di certo dall’analisi perché le elezioni in Francia offrono spunti di riflessione che potrebbero compromettere, in definitiva, anche il suo indiscusso potere, egregio Presidente.
Non le sarà sfuggito, ad esempio, che la sinistra in tutta Europa ormai è evaporata e che l’unico contrasto all’Europa neoliberista lo porta avanti soltanto la destra populista la quale non ha nessuna intenzione di mettere in secondo piano il proprio nazionalismo a favore di un europeismo che non convince più nessuno.
Si aggiunga che se ciò accade in Francia avrà ripercussioni più estese di quanto non ne possa avere in altri Paesi dell’Unione. 
Non le sarà sfuggito che la destra populista del clan Le Pen è contraria al TTIP e che su questo terreno troverà, non a caso, consenso anche tra gli orfani della sinistra.
Non le sarà sfuggito che modellare una Europa dei mercati e della finanza piuttosto che una Europa dei diritti, ha esacerbato il livello di sopportazione degli europei.
Il capitalismo sfrenato che salva le banche e che mette in ginocchio gli strati sociali più deboli, come tutte le cose umane, è arrivato ai colpi di coda finali. 
Per mantenerlo ancora in piedi per qualche lustro occorrerà blindare la società dei diritti inventandosi strategie di sicurezza.
Il disastro economico che i mercati hanno causato agli europei sta trovando terreno fertile in quegli stessi nazionalismi che caratterizzarono gli inizi del secolo scorso, sfociati nelle dittature europee prima e nella seconda guerra mondiale subito a seguire.
Egregio Presidente, prenda atto che il sistema della moneta unica svincolata dalle politiche sociali e ancorata sciaguratamente alle politiche finanziarie e mercantili, non ha funzionato.
Gramsci diceva che le civiltà statali hanno ‘carattere nazionale’ e con questo intendeva che la dimensione nazionale costituiva un processo di unificazione politica, militare, territoriale, demografica, economica, giuridica e culturale, ma che non poteva confondersi la dimensione nazionale con la sua degenerazione, ovvero il nazionalismo.
Le sue politiche monetarie, antecedenti quelle economiche e sociali, hanno determinato proprio questo, ovvero che gli europei all’identità nazionale hanno sostituito la sua forma degenerata, ovvero il nazionalismo, inteso come risposta irrazionale alle vessazioni finanziarie sovranazionali.
Egregio Draghi, non le sarà sfuggito che è cominciata la fine dell’Europa, e che i drago-bond non ci salveranno dalla deriva se non saranno orientati ad un socialismo egualitario, perché il nazionalismo è il figlio naturale dell’imperialismo.
Ci rifletta.
Forse siamo ancora in tempo.

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