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LIBERTA' DALLA RELIGIONE 12/03/2018

La libertà di religione, intesa come libertà di percorrere la spiritualità, deve incontrare il limite della libertà dalla religione intesa come libertà di non dover subire le ritualità esibizionistiche altrui, di non dover conformare i dettami sociali e politici ai dogmi e ai divieti imposti dalle ritualità altrui, ma soprattutto di non dover essere discriminati o perseguitati se non si adotta nessuna credenza.

E’ in corso in questi giorni la trentasettesima sessione del Consiglio dei diritti umani all’ONU.

L’attenzione della Commissione si è incentrata sul fatto che in 85 Paesi si è liberi di aderire ad una religione, ma non si è liberi di non aderire a nessuna religione.

In Afghanistan, Iran, Malesia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen, essere atei può costare addirittura la persecuzione e la condanna a morte.

Ma la discriminazione verso gli atei non esenta nemmeno gli Stati Uniti dove circa il 40% della popolazione crede che il creazionismo sia una verità assoluta e che la bibbia abbia una narrazione “storica” e dunque veritiera.

La Commissione dell’ONU ha proposto di includere nel novero dei Diritti Umani il diritto alla libertà dalla religione, adottando una risoluzione che combatta la persecuzione contro gli atei costretti a subire persecuzioni a causa della religione.

L’intervento del delegato inviato per rappresentare la posizione del monarca Bergoglio, è stata letteralmente raccapricciante.

Ivan Jurkovic, questo è il nome del rappresentante di Bergoglio, ha rivendicato il diritto alla libertà di religione che, a suo dire, non può comprende il diritto a non essere uccisi se non se ne professa nessuna.

Questo signore, che peraltro, non avendo la Santa Sede sottoscritto la Dichiarazione dei Diritti Umani non è nemmeno membro effettivo ma semplice osservatore, ha dichiarato, per conto del monarca Bergoglio, che nessuna risoluzione che tuteli dalla religione, a loro giudizio, possa essere adottata, e con lui sono d’accordo tutti i Paesi nei quali vige la sharia.

A questo punto potremmo sentirci legittimati a pensare che chi guarda a Bergoglio come faro di progresso, sia affetto da disturbi della capacità cognitiva.

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