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Lo stato delle cose 30/11/2010

 

 

 


Il Vaticano è tra gli Stati più progrediti al mondo ma non evoluti, assai distante da qualsiasi espressione di emancipazione; il suo avanzamento organizzativo è ad un livello che è difficile immaginare perché ciò che emerge, con grande sfarzo, è solo una minima parte.

Grazie ai suoi quindici secoli di esercizio del potere possiamo definirlo “perfetto” per potenza, diffusione e mimetismo paragonabile nel mondo animale solo allo squalo.


Nei secoli è stato capace di operare adattamenti per via degli inevitabili mutamenti dell’habitat senza tradire la propria “vocazione” e senza perdere terreno, se non temporaneamente.


Attualmente stiamo vivendo sulla nostra pelle un ulteriore salto di avanzamento che con il quale si sta riprendendo il terreno perduto.


A noi comuni mortali hanno lasciato il problema dei pedofili e il crocifisso nei luoghi pubblici, espressioni di una ingerenza dai volti molteplici attraverso la quale questo Stato ha portato avanti, con estrema determinatezza e pervasività, la conquista delle menti del popolo sottomesso.


Quando la scuola pubblica sarà stata demolita definitivamente e le scuole private in mano alla curia saranno le più ambite, il problema del crocifisso, simbolo politico dello Stato Vaticano, sarà ormai superato.


Quando la sanità pubblica sarà resa impotente mentre quella in mano alle organizzazioni religiose sarà l’unica in grado di “alleviare le sofferenze”, la ricerca scientifica, la più grande nemica della religione, in questo Paese sarà definitivamente sepolta. 


Quando il prossimo Presidente del Consiglio sarà un omossessuale cattolico, praticante e laico il problema della sessualità sarà definitivamente sotto controllo.


Quando i non credenti saranno rinchiusi nel Cortile dei Gentili, con la complicità di uomini di “cultura”, anche questo problema sarà superato.


Pochi ancora sono in grado di rendersi conto che tra un aperitivo, un vestito firmato, una partita di calcio ed un programma televisivo, le masse si sono smarrite ed anestetizzate. 


Pochi ancora sono in grado di capire che questa invasione l’abbiamo permessa rinunciando all’unica forma di lotta che un Paese civile deve mettere in atto , la partecipazione.

A quei pochi spetta il gravoso compito di aprire gli occhi a chi li tiene appannati.

 Giuseppe Guerrera

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