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MAESTITIA 13/04/2016

Bergoglio ha reso noto il documento, intitolato “Amoris laetitia”, con il quale conferma il modello di famiglia cattolica che, a suo dire, discende dalla bibbia.

In linea generale un partito politico non dovrebbe occuparsi dei contenuti di una esortazione pronunciata dal capo di una congregazione religiosa.

Un documento nel quale si indicano le linee guida ai propri seguaci, dovrebbe restare pur sempre un fatto privato tra aderenti, ma purtroppo non è così.

I non aderenti alla chiesa cattolica dovranno subire per settimane, dal servizio pubblico televisivo, l’esegesi esaltata di un testo che, a voler essere magnanimi, è sconcertante.

È pacifico che quel testo non sarà letto solo negli oratori e nelle curie, come sarebbe opportuno, ma sarà diffuso ed acclamato fino a quando quelle linee guida non faranno il loro ingresso trionfale nelle aule parlamentari sotto forma di testi di legge di ispirazione cattolica.

Non è la società acattolica che entra negli spazi cattolici, ma sono i cattolici che invadono gli spazi pubblici con le loro credenze, e il minimo che si possa fare è analizzarne razionalmente le incongruenze e la loro insanabile distanza dalla civiltà e dal rispetto dei diritti umani.

A voler essere ottimisti, pensavamo che la teoria dell’evoluzione delle specie avesse in qualche modo mitigato l’irrazionalità della mitologia cattolica, ma a Bergoglio scienza e razionalità non servono per le sue pecore, e come primo modello di famiglia immaginaria, riconferma il nucleo familiare di Adamo ed Eva, violento, fratricida e incestuoso.

Niente male come esordio.

Seguono i richiami alla volontà del dio cattolico di individuare nel maschio e nella femmina gli unici esempi di esseri umani nei quali il dio cattolico avrebbe riconosciuto la coppia umana fondamentale, con buona pace di gay, lesbiche, trans che, per il dio cattolico, non possono unirsi in matrimonio.

Dunque il dio cattolico si conferma come il campione della discriminazione di genere, ad onta dei diritti di chi non si riconosce, per percorsi biologici e/o psicologici, né nel genere femminile né nel genere maschile, cattolicamente inteso.

La maggior parte dei cattolici, per fortuna non tutti, non sanno che gli esseri umani, così come altre specie, hanno caratteristiche che non sempre si riconducono ad una classificazione a due.

Gli organi genitali, il sistema ormonale e da ultimo, ma non per ultimo, il sistema psicologico, non interagiscono su un piano definito a priori, ma si incrociano con modalità differenti.

Una civiltà degna di questo nome, non può consentire ai seguaci della setta di Bergoglio di discriminare chi non corrisponde esattamente alle figure mitologiche di Adamo ed Eva.

Uno dei passaggi peggio interpretati del documento di Bergoglio, e sul quale si è giocata nuovamente la carta della mistificazione, è quello che riguarda i divorziati.

Non è vero che per costoro si aprono indiscriminatamente le porte della teofagia.

Ogni divorziato dovrà essere esaminato nel suo percorso individuale.

Si apre il business delle revoche della scomunica e non c’è che dire, nel supermarket cattolico questo prodotto sul banco delle indulgenze andrà a ruba.

Dopo l’obolo al parroco, il divorziato avrà come premio il colloquio con il vescovo e siccome i tribunali ecclesiastici si sono delocalizzati nelle province, il vescovo, nel mentre accorderà l’accesso alla teofagia, magari consiglierà anche di procedere con l’annullamento del matrimonio davanti al tribunale ecclesiastico da lui gestito, con qualche spicciolo in più.

Non manca nel documento di Bergoglio una esplicita condanna alle politiche di salute riproduttiva, resa ancora più disonesta intellettualmente dalla assenza totale di riferimenti alle motivazioni poste alla base delle politiche di salute riproduttiva le quali hanno come unica finalità quella di far diminuire le cause principali di malattia e morte delle donne in età riproduttiva soprattutto nelle aree più povere del pianeta.

Con gli stessi presupposti di disonestà intellettuale, Bergoglio si scaglia contro la cosiddetta teoria gender, una invenzione partorita dalle devianze cattoliche con lo scopo di mantenere inalterati i processi di discriminazione in atto nella società, e con l’ulteriore finalità di evitare che i bambini possano essere educati alla non-discriminazione.

Amoris laetitia è un documento banale nei riferimenti mitologici, violento nelle tesi discriminatorie, contraddittorio quando si inerpica su un terreno che non gli appartiene ovvero quello del piacere erotico, posto che i rapporti sessuali non hanno finalità procreativa cosciente, ma solo quella ricreativa.

È una arrampicata di specchi tra anacronistici riferimenti biblici con i quali si tenta maldestramente di attualizzare il modello familiare dei pastori del deserto di qualche migliaio di anni fa, con una realtà più che secolarizzata.

Una operazione pessima con la quale Bergoglio per ogni minima affermazione, richiama brani della bibbia, ma artatamente salta, a piè pari, l’unico riferimento alla Genesi (30) che contraddice clamorosamente, neutralizzandola, la sua condanna morale per l’utero utilizzato per la gestazione in favore di altri: Rachele moglie di Giacobbe, non potendo avere figli, propose al marito di concepirne uno con la schiava Bila: “Ecco la mia serva Bila, unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei».

Di certo una scelta legislativa di civiltà non può trovare la propria legittimazione in un testo come quello della bibbia, tanto più che nella storiella in questione Bila non decide perché è una schiava.

Ebbene, una legislazione non proibizionista farebbe di Bila una donna libera e in grado di decidere, e non di subire decisioni altrui.

Ma per il capo di una monarchia fatta di soli uomini, una donna che decide del suo corpo autodeterminandosi resta davvero un evento insopportabile.

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