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MARGHERITA HACK, IL TESTIMONE 30/06/2013

  

Gli auguri di buon compleanno e un appuntamento a rivederci a fine mese, questa la nostra ultima conversazione.

Ma l'affanno correva lungo il filo del telefono, il suo cuore stava cedendo e lei lo sapeva.

Non temeva la morte, gli atei generalmente non se ne curano, temeva piuttosto per il suo Aldo, consapevole della sofferenza che avrebbe provato senza di lei.

La decisione di non protrarre l'esistenza con un accanimento terapeutico ha prevalso.

Le cure amorevoli di Tatiana l'hanno confortata in questi ultimi tempi, perchè la vecchiaia che mortifica il corpo è ancora più gravosa se la mente continua ad essere vivace.

Il ricordo di chi ha avuto la fortuna di averla incontrata, alimenta il dolore di un lutto che stenta a definirsi.

Margherita Hack aveva una intelligenza superiore e un umorismo sagace, mescolati in un arcobaleno di idee illuminate che hanno fatto di lei un riferimento impareggiabile di emancipazione e razionalità.

Il valore della sua esistenza si comprende nella contrapposizione alla devastazione delle azioni antiumanitarie della religione dominante.

Si era informata sugli obiettivi di Democrazia Atea ed in un colloquio indimenticabile, circondate dai suoi gatti, mi aveva posto domande sulla nostra determinazione politica contro la deferenza clericale, sul nostro antifascismo, sulla nostra convinta difesa dei diritti umani.

La ricerca scientifica e la tutela dell'istruzione pubblica erano le sue preoccupazioni più pressanti e il programma politico di Democrazia Atea non li trascurava.

Dunque decise che le sue battaglie potevano trovare nel nostro partito una cornice di totale condivisione.

"Utilizzate la mia immagine e il mio nome come volete" è stata la sua esortazione quando le consegnai la tessera.

Non ha mai interferito con la conduzione del partito, esprimendo posizioni personali di benevolenza o di contrasto con chiunque in quel momento subiva la sovraesposizione mediatica, e nessuno avrebbe mai potuto ingabbiare le sue valutazioni nella pochezza di una logica contingente.

Nè un partito che fa del libero pensiero la sua arma contro l'oscurantismo avrebbe mai potuto inciampare nella contraddizione di pretendere da chiunque posizioni di convenienza politica a scapito di una autonomia di giudizio.

Il libero pensiero di cui la Hack era una lucida esponente, ruotava su tre poli tra loro inscindibili: la politica, la divulgazione didattica e la ricerca scientifica.

Ci lascia testimoni di un palpito sovratemporale di tensione ideale protesa verso il principio di laicità.

Raccogliamo il testimone, orgogliosi.

A mai più, Marga.

 

Carla Corsetti

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