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Orientamento sessuale e discriminazione 31/08/2011

 

 Non ci accontentiamo di una legge ordinaria che disegna un matrimonio per gli eterosessuali e un matrimonio per gli omosessuali.

Con la proposta di modifica costituzionale dell'articolo 29 che prevede l'abrogazione dell'inciso "fondata sul matrimonio" abbiamo voluto fare un passo ulteriore.

Nel nostro ordinamento le fonti legislative hanno una gerarchia che pone al vertice le norme costituzionali e a seguire le norme ordinarie, con la conseguenza che le leggi ordinarie devono obbligatoriamente e automaticamente uniformarsi a quelle costituzionali ma non avviene mai il contrario, ovvero non accade che una legge ordinaria possa incidere su una  norma costituzionale.

Modificare la Costituzione porta inevitabilmente a modificare in automatico tutte le legislazioni ordinarie che si pongono in contrasto con la norma costituzionale modificata.

Noi di DA non ci volevamo accontentare di una legge ordinaria nominale e abbiamo puntato alla radice del problema.

La società naturale non cancella il matrimonio ma porta automaticamente a non far differenza sull'orientamento sessuale dei suoi componenti.

Se togliamo l'inciso "fondata sul matrimonio" saremmo obbligati a rivedere anche le norme sulla genitorialità che oggi sono ancora legate alla procreazione tutelata da quel "fondata sul matrimonio", e saremo costretti perchè ce lo imporrebbe la norma costituzionale modificata.

Noi con DA pensiamo che l'orientamento sessuale di una persona non debba costituire elemento per avere accesso ad una tutela giuridica ovvero alla negazione di quella stessa tutela, fatta eccezione per le aggravanti di rilevanza penale.

Noi pensiamo che la tutela giuridica debba essere data a tutti gli individui che desiderano formare una società naturale e che questa società naturale non debba essere "caratterizzata" dall'orientamento sessuale dei suoi componenti.

L'orientamento sessuale deve attenere ad una sfera rigorosamente privata.

Ogni essere umano ha relazioni professionali, amicali, affettive, associative o altro e non crediamo che la professionalità, l'amicizia, l'affetto o la relazione in genere debbano essere valutate, vagliate, accettate o respinte in base all'orientamento sessuale.

L'orientamento sessuale continuerà ad essere un discrimine fino a quando ci saranno leggi speciali che distingueranno il matrimonio eterosessuale dal matrimonio omosessuale, perchè sarà come accettare una tutela di serie A e una tutela di serie B.

A noi di DA questa differenza non piace.

Noi vorremmo provare ad andare oltre e disegnare una società nella quale gli individui siano liberi di formare un nucleo familiare con diritti reciproci (pensione di reversibilità, case popolari, eredità, ecc.) e che questi diritti discendano dalla libera volontà di riconoscerli reciprocamente e certamente non legati all'orientamento sessuale.

Vogliamo una società nella quale al diritto positivo di dichiarare il proprio orientamento sessuale, sia legato anche il corrispondente diritto negativo di non essere costretti a dichiarare il proprio orientamento sessuale.

La Corte dei Diritti Umani ci ha insegnato che al diritto positivo di dichiarare la propria fede religiosa o la propria non credenza, è legato il corrispondente diritto negativo di non essere costretti a rivelare la propria credenza o la propria non credenza.

Noi vorremmo estendere questo principio basilare anche all'orientamento sessuale.

Noi di DA abbiamo attenzione a tutti gli esseri umani, ritenendo che  tutti indistintamente debbano avere accesso ai diritti, e non facciamo distinzioni sull'orientamento sessuale di ciascuno, perché nella nostra visione "catalogare" i nostri simili in base all'orientamento sessuale è di per sè una discriminazione che deve avere rilievo solo nella qualificazione delle aggravanti di rilevanza penale.

Noi siamo andati oltre le barriere delle differenze di genere preoccupandoci di creare le premesse culturali affinchè lesbiche, gay e transessuali non debbano essere più confinati nella tristezza di un recinto che nell'istante stesso in cui li definisce, li priva dell'orgoglio della loro identità.

 

Carla Corsetti

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