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PAREGGIO DI BILANCIO 13/10/2017

OBIETTIVO 23
Abrogazione della legge n.1 del 20 aprile 2012 che ha modificato l'articolo 81 della Costituzione

L’originaria formulazione dell’art. 81 della Costituzione includeva già il metodo per contenere i costi e rendere efficiente la spesa, e già imponeva l’obbligo del pareggio sostanziale di bilancio:
«Le camere approvano ogni anno i bilanci ed il rendiconto consuntivo presentati dal governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.
Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.».
L’articolo 81, nella formulazione del 1948 già dava quale indicazione, che le spese dovessero essere coperte con entrate reali senza ricorrere all’indebitamento.
Il Parlamento aveva la funzione di valutare l’allocazione ottimale delle risorse, che doveva essere raggiunta attraverso un confronto parlamentare sulle proposte di legge e ogni qual volta una proposta di legge comportava un onere di spesa, i proponenti avevano l’obbligo di indicare con quali mezzi si doveva darne copertura senza ricorrere all’indebitamento.
Il pareggio sostanziale di bilancio era stato rispettato fino a quando la Corte Costituzionale, con la sentenza n.1 del 1966 legittimò la possibilità di ricorrere alla copertura di spese future con l’emissione di prestiti.
C’era comunque un obbligo di rendicontazione annuale da inviare alla Corte dei Conti che, a sua volta, aveva l’obbligo di informarne i parlamentari.
Nel corso degli anni sia il pareggio di bilancio che l’obbligo di rendicontazione sono stati disattesi.
Attraverso anche una modifica dei regolamenti parlamentari, per aggirare il vincolo costituzionale, progressivamente l’art.81 è stato destrutturato e eluso.
L’articolo 81 della Costituzione Italiana è stato sostituito dall'articolo 1 della legge costituzionale 20 aprile 2012, n.1:
«Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale. ».
In apparenza la nuova formulazione ha avuto come obiettivo quello di riaffermare il principio costituzionale del pareggio di bilancio.
L’interpretazione prevalente tuttavia, è andata nella direzione di ritenere che la modifica dell’art.81 fosse una necessaria costituzionalizzazione delle indicazioni di pareggio di bilancio contenute nel Fiscal Compact. 
Il Fiscal Compact (letteralmente Patto di Bilancio) è il termine che si usa per indicare il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria, approvato da 25 Stati (su 28) dell’UE, attraverso il quale gli Stati che lo hanno sottoscritto si sono impegnati al rispetto di cinque parametri economici ritenuti essenziali:
-obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio;
-obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all'1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL);
-significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del PIL;
-impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell'Unione e con la Commissione europea.
La sottoscrizione del Trattato non obbliga gli Stati firmatari a modificare la propria Costituzione, perché in termini di obbligatorietà è sufficiente l’adesione al Trattato.
Se non si rispettano gli obblighi del Trattato si aprono le procedure di infrazione e lo Stato che non ha rispettato il vincolo entra in un regime sanzionatorio.
In altri termini gli Stati non possono intervenire per il mancato rispetto di una norma costituzionale interna, ma possono intervenire solo per il mancato rispetto di un obbligo derivante dal Trattato, e a maggior ragione l’inserimento del pareggio di bilancio diventa un inutile fuor d’opera.
La motivazione dell’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione in effetti, ha tutt’altra finalità che consiste nella costituzionalizzazione della perdita della sovranità finanziaria dello Stato italiano, da non confondere con la sovranità monetaria che è già stata ceduta con l’introduzione dell’euro.
La sovranità monetaria consiste nella facoltà che ha uno Stato di emettere o stampare moneta in linea con la propria politica monetaria.
La sovranità finanziaria si concretizza, invece, nella facoltà che ha lo Stato di riconoscere i propri debiti ma soprattutto di stabilire quali debbano essere le forme di pagamento e l’eventuale loro estinzione.
Da una attenta lettura della nuova formulazione dell’art.81 si deduce che i fattori non prevedibili ai fini dell’equilibro finanziario e di bilancio, sono legati solamente al “ciclo economico” e solo dunque i fattori legati al ciclo economico, come le crisi finanziarie, possono giustificare un eventuale indebitamento, non ad esempio le catastrofi naturali o le epidemie, che non sono legate a cicli economici.
Nemmeno le recessioni possono consentire il ricorso all’indebitamento perché dovrebbero avere la connotazione di gravità, che è esclusa quando invece la recessione, per il suo protrarsi nel tempo, diventa strutturale.
Gli oneri del debito pubblico sono gli unici che possono consentire il superamento del principio del pareggio di bilancio, mentre tutte le altre spese sono assoggettate al vincolo.
La presa in carico della spesa per il finanziamento del debito, con questa formulazione costituzionalizzata, diventa una variabile non controllabile né dal Governo e nemmeno dal Parlamento della Repubblica.
Si aggiunga che i cicli economici negativi generano aspettative sulla solvibilità del debito pubblico che per effetto della percezione negativa, tende ad aumentare.
Sono molti gli economisti, tuttavia, che sostengono che il costo del debito pubblico non dipenda affatto dal ciclo economico quanto piuttosto dalle fluttuazioni speculative della moneta e quindi, la formulazione dell’attuale articolo 81 non solo non risolve il problema, ma lo aggrava, perché subordina l’equilibro di bilancio alle fluttuazioni dei capitali, prevalentemente speculative, e l’andamento del debito pubblico, da quando è stato modificato l’articolo 81, ne è una conferma.
Occorre ritornare alla originaria formulazione dell’articolo 81, modificando e abrogando, nel contempo, tutte le leggi collegate che nel tempo avevano indebolito il principio costituzionale in esso enunciato.
Occorre ripristinare l’azione parlamentare e reintrodurre un meccanismo competitivo tra le diverse forze politiche che, nella assoluta trasparenza, induca i parlamentari a proporre disegni di legge che, pur comportando nuove spese, dovendo indicare i mezzi con cui farvi fronte, e dovendo evitare nuove imposizioni fiscali, darebbero il via alla ricerca di capitoli di spesa ritenuti inutili o secondari, per sostituirli con nuovi capitoli in una inevitabile competizione sulla migliore allocazione delle risorse.
Democrazia Atea ritiene che debba essere reintrodotto il principio costituzionale così come previsto dai Costituenti del 1948, e pertanto parteciperà alle iniziative volte alla abrogazione della attuale formulazione dell’articolo 81 della Costituzione.

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