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Primo Maggio 31/05/2012

  "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro."

I Costituenti aggiunsero l'affermazione: “fondata sul lavoro” e questo inciso includeva un significato assai potente la cui disamina è imprescindibile per la comprensione dell’intero testo della Carta.

Certamente i Costituenti non avevano in mente il lavoro inteso come “strumento per procurarsi i mezzi di sussistenza”, concetto che, per quanto importante e necessario, non poteva assurgere ad elemento prioritario in una precettistica costituzionale.

Il significato autentico di questo articolo andava piuttosto inteso nel senso che il nuovo cittadino democratico e repubblicano italiano avrebbe dovuto accedere al lavoro in quanto strumento di affermazione della propria dignità umana.

La dignità di uomo doveva passare attraverso il lavoro, e nel momento in cui questo concetto veniva inserito come Principio Fondamentale all’interno della Costituzione repubblicana, si dava già ai futuri governanti un indicazione precisa: tutte le politiche legislative adottate in futuro avrebbero dovuto necessariamente tener conto di questa fondamentale e necessaria condizione di dignità, quella che passa attraverso il lavoro.

I Costituenti vollero indicare come diritto fondamentale quella forma di dignità umana che passa attraverso il lavoro. 

Questo concetto, ripreso e declinato in molti articoli successivi, doveva essere ritenuto fondante e prioritario.

La Costituzione richiama il lavoro quando dichiara che i lavoratori hanno diritto allo sciopero, quando afferma i diritti sindacali e la possibilità di organizzarsi attraverso rappresentanze di categorie; richiama il lavoro nel momento in cui afferma che esso passa attraverso la dignità sociale oltre che individuale.

Il lavoro, nella nostra Costituzione è il fulcro della nostra dignità non soltanto come singoli ma come società, il lavoro infatti garantisce non solo la nostra dignità individuale ma anche la nostra dignità collettiva. 

Nelle intenzioni dei Costituenti, le politiche del lavoro che non si fossero misurate con questo parametro costituzionale, inevitabilmente si sarebbero risolte in politiche lesive non solo della dignità dei singoli lavoratori ma anche dell’intera società. 

La nostra attualità purtroppo conosce una disattenzione della classe politica nei confronti del lavoro che la collettività tollera o per indifferenza oppure perché persegue interessi di parte che non si conciliano con la dignità. 

In questa triste prospettiva anche la rassegnazione dei più non ha nulla di dignitoso.

Nel 1889 la Seconda Internazionale dei Lavoratori decise che il Primo Maggio sarebbe stata la data nella quale i lavoratori di tutto il mondo avrebbero protestato per le condizioni di lavoro inique. 

Da quella data il Primo Maggio è diventato un appuntamento internazionale per ricordare ai Governi la priorità del lavoro.

Non è un caso che la dittatura di Mussolini abrogò questa ricorrenza ed è per questo che il Primo Maggio in Italia assunse il significato della opposizione antifascista dei lavoratori.

Nel precedente Governo si è tentato di eliminarla e con il Governo attuale il contrasto è stato ancora più subdolo lasciando alla decisione del "mercato" di sospendere o meno le proprie attività lavorative.

In entrambi i casi sia Monti che il suo predecessore hanno fallito per aver disatteso vergognosamente il precetto costituzionale privando il popolo italiano di quella dignità che solo il lavoro può dare.

 

Carla Corsetti

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