Campagna Tesseramento 2017
Sostienici con il tesseramento o con una donazione

 

Effettua il versamento

QUALE UNITA' 26/03/2015

QUALE UNITA'

 

Il 17 marzo del 1861 Vittorio Emanuele proclamò l’Unità d'Italia.
Sono trascorsi 154 anni e celebriamo quell’evento proprio perché è messo in discussione da più parti e con motivazioni differenti.
Non mi pongo tra coloro che celebrano l’epopea risorgimentale in modo acritico.
Gli ideali risorgimentali dell’Unità e della libertà dall’oppressione clericale sono ancora attuali.
Ma la storia come sempre, l’hanno scritta i vincitori e le cose non andarono proprio come le hanno narrate nei libri di scuola.
L’enfasi risorgimentale che ne è seguita, aveva una indubbia finalità ed era quella di coprire le nefandezze che accompagnarono la conquista del sud.
La storia non è stata narrata con completezza perché altrimenti avrebbero dovuto dirci che Garibaldi era un mercenario, niente altro che un mercenario.
La conquista del Regno di Napoli in così poco tempo e senza grandi combattimenti, fu possibile grazie al grande livello di corruzione dei generali borbonici, comprati dai garibaldini per pochi centesimi.
In tutto questo non c’è molta gloria.
Al popolo contadino venne chiesto un prezzo di sangue senza precedenti.
Con l’eccidio che Nino Bixio ordinò nel Bronte in Sicilia e con la strage degli abitanti di Pontelandolfo in Campania, furono scritte le pagine più vergognose di quella guerra di conquista.
Nessuno di quei martiri ha avuto l’onore della intitolazione di una strada o di una scuola.
Il maggiore Eleonoro Negri che si pose al comando di 500 bersaglieri e ordinò l’assalto a Pontelandolfo rendendosi responsabile della morte di circa 1.000 contadini in un solo giorno e lo stupro di tutte le giovani fanciulle, gode di una lapide nella città di Vicenza.
Nessuno dei martiri di Pontelandolfo invece è stato ricordato nelle celebrazioni.
Il sud fu depredato, impoverito, lasciato senza istruzione per oltre 15 anni, fu sottomesso col terrore e con le leggi contro il brigantaggio, unico vero esempio italiano di rivolta contadina, greve e incolta, ma pur sempre un baluardo di resistenza contro l’esercito piemontese invasore.
Il Regno dei Savoia aveva completato la sua colonizzazione e ciò che aveva costruito è mirabilmente descritto da Dostoevskij: “Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale, capace di unire il mondo. Cosa è venuto al suo posto? Cosa ha ottenuto Cavour? Un piccolo regno di second’ordine che ha perduto qualunque pretesa di valore mondiale”.
La nostra Unità è stata costruita con una guerra d’occupazione.
Le popolazioni del sud sono state umiliate a vantaggio di quelle del nord. 
Gli abitanti del sud sono stati depauperati per arricchire quelli del nord.
E si è continuato a farlo per i successivi 150 anni permettendo che una politica corrotta mantenesse nell’arretratezza e nel sottosviluppo quelle regioni che un tempo facevano parte del Regno borbonico.
Oggi che il crimine organizzato del sud ha deciso di emigrare al nord, alleandosi con le organizzazioni religiose cattoliche, e ramificandosi territorialmente nelle città più ricche, sono proprio quelle regioni del nord che spingono verso la secessione per staccarsi da una appendice ormai prosciugata.
Liberarsi del nord, per il sud potrebbe anche costituire una opportunità di crescita e di sviluppo fino ad oggi ostacolata dal nord.
Ma se permettessimo una separazione, le regioni del sud perderebbero definitivamente la possibilità di agganciare il treno dell’economia europea, rimanendo vincolate alla destabilizzata economia del nord africa.
Non possiamo permetterlo.
E allora dobbiamo scrivere nuovamente la storia.
Dobbiamo ricordare chi pagò con la vita.
Ricordiamo gli eccidi della conquista.
Ricordiamo che il prezzo della guerra non lo pagò l’esercito borbonico, né il clero, nè i nobili e nè la borghesia ma solo i contadini del sud.
Solo così conquisteremo una unità ideale.
Solo così avrà un senso festeggiare insieme.
Il 17 marzo ricorderò le vittime dell’Unità d’Italia, ricorderò tutti quei civili senza nome e volutamente dimenticati.
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea
ritorna alle news
Altre News
IV ASSEMBLEA NAZIONALE - III CONGRESSO NAZIONALE
24 giugno 2017 
Leggi tutto
LA REPUBBLICA PONTIFICIA
Lo strapotere vaticano
Leggi tutto
LA FIGURACCIA DI FRANCESCHINI
Il TAR boccia il Ministro
Leggi tutto