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REPUBBLICA VATICANISTA 30/04/2014

Da quando Eugenio Scalfari si è fatto perdonare dall'amico immaginario di Bergoglio, le notizie sul Vaticano su “Repubblica” sembrano un 'copia e incolla' di un giornalino parrocchiale.

Il titolo in prima pagina: "Il Papa anticipa la giustizia italiana" poi leggi l'articolo e apprendi che il prete è stato condannato già in primo e in secondo grado dalla magistratura italiana.

Sempre nel titolo si aggiunge: "E' la prima volta" poi continui a leggere l'articolo e apprendi che nel biennio appena trascorso i casi di espulsione dalla setta cattolica sono stati 400.

Ce n'è anche per Ratzinger quando si sostiene che le 400 espulsioni sono state decretate sotto il suo pontificato.

Una informazione corretta avrebbe dovuto sottolineare che le espulsioni vengono decise dalla Congregazione per la dottrina della fede, l'ex Tribunale dell'inquisizione, presieduta da Ratzinger per 40 anni durante i quali le espulsioni sono state rarissime.

Da quando Ratzinger è diventato Capo di Stato non ha più potuto presiedere la Congregazione e quel finto tribunale ha deciso di adottare una nuova politica.

La vera ragione tuttavia risiede nei nuovi orientamenti giurisprudenziali dei Tribunali italiani che cominciano a condannare le diocesi a risarcimenti consistenti e l'omessa riduzione allo stato laicale, dopo una sentenza di condanna penale, è elemento che viene valutato negativamente e che si traduce in un aggravio nella quantificazione del risarcimento.

Bergoglio è un gesuita, abile comunicatore, e dopo la condanna dell'ONU sulla pedofilia clericale doveva imbonire i seguaci della sua setta.

“Repubblica” di Scalfari si è prestata a questa abile operazione di marketing.

Generalmente a maggio si celebrano i rituali delle comunioni e delle cresime e in questi mesi la frequentazione delle parrocchie da parte delle vittime è più intensa.

E di certo questa notizia non modificherà le pulsioni predatorie dei preti catechisti.

L'espulsione del parroco di Como non è affatto un segnale importante e non c'è proprio nulla di cui esultare, a meno che non si abbia la necessità di credere che sia così e chissà perché.

 

Carla Corsetti

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