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RESPONSABILIT└ 30/06/2014

Le ragazze rapite in Nigeria destano una indignazione ed una rabbia che però non è rivolta solo ai rapitori.

Di certo gli autori del rapimento sono bestie immonde che interpretano la religione come viatico per la loro criminalità.

Per loro l’islam è la giustificazione alla violenza più efferata con la quale negano che le donne possano avere una superiorità culturale al cui confronto la soluzione alla loro barbarie non si risolverebbe nemmeno con un loro suicidio collettivo.

Eppure dobbiamo fare i conti con chi ha pianificato la crudeltà della loro oppressione, con chi ha foraggiato le loro organizzazioni, con chi ha pagato i loro arsenali.

Non abbiamo una risposta a queste domande.

Ciò non esclude, però, altre riflessioni.

Il vecchio adagio latino “cui prodest” riconduce ad un nome: ENI.

Le fuoriuscite dagli oleodotti dell’ENI hanno contaminato irreversibilmente le aree coltivabili.

L’ENI ha avvelenato l’acqua delle falde e reso irrespirabile l’aria.

L’ENI ha contribuito al disastro legislativo di quella nazione impedendo che potesse tutelarsi sfruttando le proprie risorse, e impedendo, di fatto, che il governo nigeriano potesse dare attuazione alle indicazioni ricevute dalla Corte di Giustizia Africana.

In questo degrado ambientale, sociale e umano, il rapimento di oltre duecento studentesse ha portato l’attenzione mondiale sulla Nigeria.

La solidarietà e l’umana speranza per la sorte delle ragazze è senza dubbio la priorità contingente.

In questo momento i riflettori sono puntati su un dramma che attanaglia la sensibilità collettiva ed è impensabile sottrarsi dal pronunciamento di parole di solidarietà.

Ma l’appello per la loro liberazione non può essere disgiunto dalla condanna espressa nei confronti di chi ha permesso che i fondamentalisti islamici potessero ingrassarsi all’ombra dei gas avvelenati.

E’ noto che il Vaticano ha un rapporto privilegiato con l’ENI da cui riceve il gas gratuitamente, o sarebbe più corretto dire che lo paghiamo noi contribuenti italiani, e dunque le parole di solidarietà di Bergoglio verso le ragazze nigeriane rapite non suonano semplicemente stonate, ma sono terribilmente stridenti se poste in relazione con le numerose attività culturali che il Vaticano si fa finanziare sottraendo quei fondi ad opere di bonifica nel Delta del Niger.

Le esposizioni straordinarie dei Musei Vaticani finanziate dall’ENI hanno un pregio culturale di indubbia validità, ma se servono a legittimare una politica di devastazione e di depredazione, ammantando di raffinatezza iconografica la complicità con un sistema che calpesta i diritti umani, rende davvero indigesta persino la fruizione di un Raffaello.

 

Carla Corsetti

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