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ROGHI 31/12/2013

 Il volto della protesta dei forconi si sta delineando senza equivoci e scopre motivazioni diverse ma collegate dall’identico obiettivo di destabilizzare.

La protesta è stata indetta dagli autotrasportatori ma il governo afferma di aver raggiunto una intesa con il 95% delle organizzazioni, dunque la protesta non ha trovato l’adesione della categoria se non, almeno, di una minima parte.

Se ne trae conferma dalla denuncia di Cinzia Franchin, presidente nazionale del sindacato degli autotrasportatori, che insieme ad un presidente provinciale è stata minacciata di morte: “vi ammazzeremo.. viva la mafia…viva i forconi”.

La protesta è partita dalla Sicilia, dove la mafia non è folclore ma è determinante nelle decisioni volte a condizionare la politica nazionale, e si è spostata al nord, dove la mafia si è radicata da tempo nelle collusioni con “l’Italia che produce”.

I referenti mafiosi tradizionali (PDL) registrano una parentesi di assestamento (FI e NCD) ma la mafia non può aspettare, dunque si fa parte attiva e non potendo far leva sulle istituzioni colluse, si fa spazio fomentando la destabilizzazione generale.

Nel malessere diffuso non è difficile che protestino anche cittadini senza appartenenze, disoccupati e disperati per il protrarsi di un disagio economico che non accenna a risolversi, cui si uniscono però piccoli borghesucci impauriti dalla prospettiva di non poter più andare in settimana bianca o pronti ad uccidere perché trovano ingiusto pagare la tassa dei rifiuti sulla seconda casa.

La protesta viene immediatamente intercettata da Berlusconi e da Grillo, sensibili alle pulsioni fasciste e con master in populismo.

Entrambi fiutano la necessità di mettere il cappello sui facinorosi di Casa Pound e Forza Nuova, gli ultimi Neanderthal Man, e mentre il pregiudicato di Arcore propone di incontrarli, salvo poi ricordare che è in attesa di provvedimenti giudiziari che potrebbero essere influenzati da frequentazioni inquinanti non opportune, l’angelo della morte li aizza quasi a voler soddisfare un personale delirio distruttivo: non gli basta aver provocato la morte dei suoi amici, vuole la morte dei suoi avversari politici, dei giornalisti, dei presentatori televisivi, di tutti coloro che lo criticano e non si inchinano alle sue castronerie.

Dopo mesi di incitamento alla protesta violenta e alle minacce anche personali, dopo mesi di discorsi espressi in sintonia ideologica con Hitler e Mussolini, i seguaci dell’angelo della morte e del pregiudicato di Arcore passano alla minaccia di bruciare i libri.

Nel maggio del 1933 i nazisti bruciarono sistematicamente i libri contrari alla ideologia nazista e nel 1938 uccisero migliaia di ebrei e oppositori politici.

A quando la notte dei cristalli in stile forcone?

 

La Segreteria Nazionale di Democrazia Atea

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