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SCUOLA MEDIEVALE 30/09/2014

La riforma della scuola, preannunciata nelle linee essenziali, si prospetta in linea con le precedenti riforme berlusconiane.

Colpisce il sistema premiale previsto per gli insegnanti virtuosi.

Il virtuosismo preteso dagli insegnanti è di certo una qualità che merita di essere approfondita.

La scuola pubblica, che nel dettato costituzionale avrebbe dovuto essere laica e autonoma, è stata progressivamente trasformata da Berlusconi in confessionale e dirigistica, con la complicità di certa magistratura amministrativa più che compiacente.

Renzi, delfino di Berlusconi, si pone in perfetta continuità con il suo mentore, continuando a smantellare ogni ipotesi di autonomia, in una gerarchizzazione e burocratizzazione penalizzante per gli insegnanti e, di riflesso, per gli studenti.

Il virtuosismo preteso dagli insegnanti si declina, inevitabilmente, con una valenza moralistica posto che la terminologia usata, inserita nel contesto scolastico ormai confessionale, si risolve in una sottomissione ai vertici e in una repressione delle eventuali posizioni di dissenso.

Affidare ai dirigenti scolastici la valutazione degli insegnanti virtuosi, e mettere nella loro disponibilità la possibilità di ricompensare gli insegnanti con somme di denaro, significherà medievalizzare la scuola in un sistema in cui la dirigenza, grazie alle precedenti riforme, è già interpretata come feudo e dove gli insegnanti dovranno comportarsi da valvassori idioti proni alle angherie del feudatario di turno.

Cosa diversa sarebbe stata, ad esempio, una riforma volta alla autonomia degli istituti, con una dirigenza elettiva espressa da un collegio di docenti e personale ATA, a tempo determinato, fino a nuova elezione.

Il rapporto tra dirigente e insegnanti sarebbe stato costruito su una premessa certamente democratica, che oggi invece è negata.

Se la scuola pubblica nel dettato costituzionale doveva essere espressione della democrazia inclusiva, oltre che del merito derivante dalle competenze, oggi viene smantellata da un Presidente del Consiglio che si è formato come boy scout.

Lo scautismo è una delle tante organizzazioni giovanili cattoliche nelle quali si opera nella negazione dei principi costituzionali.

Tra gli scouts non c’è democrazia inclusiva perché chi non è cattolico ed eterosessuale, non può farne parte.

Tra gli scouts matura il convincimento che la competenza che si acquisisce attraverso lo studio è secondaria rispetto all’apprendimento che si attua attraverso l’esaltazione delle esperienze pratiche.

Non c’è parità di genere tra gli scouts e non è difficile incontrare orde di ragazzotti sessuofobici, pronti a farsi paladini di una religiosità fondamentalista.

Pensare che queste devianze non abbiano influito sullo scout Renzi è pura illusione.

C’è da augurarsi una protesta estesa ed articolata e Democrazia Atea non si sottrarrà all’impegno di difendere un sistema scolastico che sia aderente alla Costituzione.

 

Carla Corsetti

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