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SENZA TANTI PERCHÉ 31/08/2014

Correva l’anno 2009 e l’amor di sé di Nicola Vendola era febbricitante.

Erano passati pochi mesi dal congresso di Rifondazione Comunista che avrebbe dovuto incoronarlo Segretario e che invece, in un ribaltone notturno, aveva eletto Paolo Ferrero.

I risultati delle votazioni si accettano, talvolta con amarezza, ma si metabolizzano nell’intelligenza dei percorsi condivisi, a meno che l’elezione non sia tanto l’affermazione di una linea politica alternativa, quanto la celebrazione del proprio ego.

La scissione nel 2009 tra Vendola e Ferrero fu inevitabile.

Dunque la linea politica di Ferrero non era appetibile quanto la forza attrattiva del PD.

Prove di assimilazione al PD ci furono da subito, proprio in vista delle regionali del 2010, ma l’abbraccio tra Vendola e il PD sembrava ancora prematuro.

Ancora erano fresche di anatema le frasi di Ferrero sulla uscita di Vendola da Rifondazione: “è una scissione verso destra e verso il PD in una subalternità sui contenuti”.

Definire Ferrero profetico è eccessivo: che Vendola e i suoi preferissero una scelta in direzione del potere era più che scontato.

Dopo un lustro, il traghettamento verso destra e verso il PD, in una cannibalizzazione politica, è evidente.

Troppi vendoliani lasciano SEL e abbracciano il PD.

L’unica sorpresa in questo percorso è che Vendola non l’avesse messo in conto.

Almeno così sembra.

 

Carla Corsetti

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