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SINISTRA ITALIANA 08/11/2015

La nascita di Sinistra Italiana ha già avuto la sua prima indiretta ricaduta sul PD.

Fino a ieri il PD era una accozzaglia senza identità e cominciava ad essere preoccupante vedere Debora Serracchiani mentre continuava a rilasciare interviste in stato confusionale autodefinendosi di sinistra.

La fuoriuscita dal PD di coloro che si ritengono di sinistra, offre a Renzi l’opportunità di dare, finalmente, una definizione palpabile al suo partito, togliendolo da quel limbo nebuloso nel quale potevi trovare tutto e il contrario di tutto.

Da oggi il PD a buon diritto può entrare a far parte, con qualificazione inequivocabile, tra i partiti di destra, avendo emendato, dall’interno, ogni possibile riferimento alle origini progressiste e socialiste.

La nascita di Sinistra Italiana realizzata da ex piddini, segnerà, almeno nelle intenzioni, la separazione, in quell’area indistinta, tra la destra e la sinistra.

I piddini rimasti con Renzi faticheranno sette camice per convincere la base che anche loro sono di sinistra, ma sanno perfettamente che l’abbraccio con le politiche neoliberiste ha condannato a morte ogni possibilità, per loro, di essere un partito a difesa delle fasce deboli e in sintonia con i valori progressisti.

Sinistra Italiana non sarà diverso da tutti gli altri partiti nati dalla atomizzazione e scissione della sinistra italiana.

C’è un elemento che li accomuna tutti: nessuno di questi partiti ha mai trovato la forza e il coraggio di liberarsi dal cappio della negazione del principio di laicità, nessuno ha mai dato prova di aver reciso il cordone ombelicale del cattocomunismo.

Fassina, esponente di punta di Sinistra Italiana, ha avuto il coraggio di dire a Renzi che ha trasformato il PD in un partito di destra, ma lui non ha dato alcun segnale di essere in grado di andare oltre il recinto delle convenienze cattocomuniste.

Certamente Fassina sa che una classe dirigente si qualifica non solo per la capacità di ideare soluzioni di benessere e di ricchezza materiale, ma anche e soprattutto per la capacità di elaborare una visione del mondo e della società originaria e non frutto di una colonizzazione ideologica altrui.

Fassina purtroppo subisce l’influenza delle posizioni espresse dal monarca vaticano confinante, e con lui molti altri compagni del nuovo partito, a partire da Vendola.

Non molto tempo fa diceva: “Trovo una corrispondenza molto forte con la Dottrina Sociale della Chiesa, da ultimo con l'Evangelii Gaudium di Francesco che insiste sulla dignità del lavoro”.

Se queste sono le premesse dei suoi dirigenti, in Sinistra Italiana si potrà apprezzare il coraggio del parricidio freudiano, e per questo certamente il partito avrà consenso e consistenza numerica, si potranno condividere passaggi politici importanti, come il contrasto al referendum confermativo della riforma costituzionale, ma non si può condividere che questo partito nasca nella colonizzazione della ideologia cattolica.

Per una realtà politica nuova vivere di luce propria è certamente difficile, ma specchiarsi politicamente nella luce riflessa del cattolicesimo è semplicemente aberrante.

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