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Stato ateo, perchè 31/10/2010

 

 

Parliamo dell’Africa e della penetrazione dell’islam in tutto il continente. E’ stato facile sovrapporre alle religioni africane quella islamica: stessa sottomissione della donna, stessa modalità di esercizio del potere aggressivo da parte dei maschi, stesse ritualità ripetute e assenza di caste sacerdotali a creare la distanza della mediazione con la divinità.

Gli Stati africani proprio a causa della forte penetrazione islamica, non trovano pace dopo il colonialismo e si fronteggiano militarmente nella gara della povertà culturale e tecnologica, con buona pace delle potenze straniere che ne traggono vantaggio diretto e irrinunciabile. 

In uno Stato come la Cina con politiche di controllo demografico assai restrittive, una penetrazione islamica troverebbe il favore di una popolazione che subisce legislativamente il limite alla procreazione. I cinesi stanno incontrando invece il favore di una religione che incita alla maggior procreazione possibile.

In India la separazione tra le caste di puri e impuri è l’ostacolo insormontabile per una spinta verso un nuovo ordine sociale e la società resta bloccata. L’islam invece potrà consentire di superare la barriera dei destini segnati, perché permetterà di uscire dalle caste ed entrare nella protezione di un dio, Allah, che rende tutti fratelli.

In Iran l’adesione all’islam si rafforza in un sistema sanitario che si dirama in tutti gli angoli rurali del Paese, e che non ha lasciato scoperte le zone più remote.

L’islam non lascia spazio alla modernità perché la modernità, intesa sia come progresso tecnologico che come costumi sociali emancipati, non si concilia con i modelli arcaici della teocrazia.

Le ritualità islamiche non hanno bisogno di mediatori spirituali, tutto si svolge nella famiglia e il maschio detiene il primato sulla moglie e sui figli, non solo sociale ed economico, ma anche religioso.

Le categorie del Sacro non accettano l’intromissione razionale. Nessuno si chiede il perché dei gesti che compie. Le cose si fanno e basta. E non solo nell’islam ma anche nelle altre religioni. Le donne italiane continuano a desiderare l’abito bianco sull’altare e non hanno mai riflettuto sul potente significato di sacrificio rituale della loro sessualità rappresentato dal “bianco sull’altare”. Nell’ignavia sono felici. Le donne islamiche interiorizzano la ritualità con modalità ancora più profonde perché più arcaiche.

La progressione demografica dei popoli mussulmani che registreremo nei prossimi decenni, consegnerà la maggior parte degli Stati alla gestione del potere teocratico.

L’islam non è solo messaggio religioso ma si propone, anzi, mi correggo, si impone come azione politica che rifiuta tutto ciò che è moderno e avanzato, lasciando gli individui in balia di prepotenze primitive, dove è più facile la gestione del potere che, senza sforzo, si identifica con il Sacro.

Pochi Stati riusciranno a sottrarsi, e saranno quelli che avranno costruito la gestione del potere sulle categorie della razionalità: gli Stati atei.

 

Carla Corsetti

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