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Stato vegetativo in Italia 31/05/2012

 

 

Il giorno 23 maggio 2012 si è svolta la conferenza organizzata dall’UAAR di Venezia, avente come argomento “STATO VEGETATIVO IN ITALIA”.

 

Dopo una breve introduzione da parte di Tiziana Agostini, Assessora Produz. Culturale del Comune di Venezia, Marina Maruzzi, coordinatrice UAAR di Venezia, ha brevemente illustrato i temi oggetto della conferenza, per poi passare la parola a Gianfranco Vazzoler, primario ospedaliero, nonché filosofo. La sua attenta analisi sul perché venga negato ad un paziente, il diritto di evitare lo stato vegetativo, è stata accompagnata da una serie di citazioni di Eraclito, aventi come filo conduttore la seguente domanda: diritto alla vita o diritto alla morte?

Successivamente è stato proiettato parte del documentario sugli ultimi giorni di Eluana, proposto da Cinzia Gori (responsabile gruppo infermieristico) e Amato Del Monte (primario anestesista) che hanno assistito Eluana Englaro alla clinica “LA QUIETE” nell’ultima settimana di vita del suo corpo.

Infine è stato aperto il dibattito sull’argomento al quale hanno partecipato rappresentanti di partiti e associazioni. Latitanti, seppur invitati, gli amministratori dei 44 comuni della provincia e gli esponenti religiosi.

Intervenuto alla conferenza in rappresentanza di Democrazia Atea, ho ringraziato il Circolo UAAR di Venezia per l’invito, sottolineando l’immenso piacere che ha accompagnato l’adesione all’evento, e, fugando qualsiasi eventuale dubbio insinuatosi tra i presenti, ho precisato che Democrazia Atea non è il partito degli atei e non vuole l’ateismo di stato; diversamente - ho detto - vuole uno stato ateo, equidistante da tutte le religioni, ma al contempo rispettoso di tutte nella stessa misura.

Evidenziando poi l’importanza che assumono i dibattiti politici su tematiche di questo genere, utili innanzitutto a sviscerare quell’etica cattolica che il sistema politico, sottomesso totalmente al potere clericale, ha fatto sua nel corso degli anni, riconvertendola pertanto in “etica di stato”, ho posto l’accento sul rifiuto categorico di uno “stato etico” considerato un crimine verso l’umanità, ribadendo il concetto che l’unica etica condivisibile è quella derivante dalle convenzioni internazionali sui diritti della persona.

Ho proseguito dichiarando che, proprio in ragione di ciò, e nel rispetto dei principi di pari dignità, pari condizioni e pari diritti, si ritiene necessario, perché rientrante tra i diritti della persona, assicurare a chi ne sente il bisogno, di scegliere un fine vita diverso dagli schemi convenzionali, di scegliere se sopravvivere grazie ad un macchinario o diversamente, rifiutarlo, perché contrario ad una esistenza allo stato vegetativo.

Ho posto l’interrogativo sul perché in Italia ciò non è possibile, nonostante che, sulla carta, sia uno stato laico; ho successivamente fornito l’interpretazione secondo cui, sì, lo stato italiano è un paese formalmente laico, ma nella sostanza è un fedele suddito dello stato vaticano, stretto in una morsa di continue ingerenze che quotidianamente limitano e condizionano la sua vita sociale.

Ho fatto presente che DA da sempre sensibile a queste tematiche, ha ritenuto di introdurre tra i suoi obiettivi fondamentali, l’adozione di leggi specifiche sulla persona - come il testamento biologico, l’eutanasia, le cellule staminali e la procreazione medicalmente assistita - scevre da limitazioni etico-religiose.

Ho infine indicato l’unica cura efficace nella battaglia contro il cancro dell’ingerenza vaticana: la riconquista di quella fetta di sovranità ceduta da ormai troppo tempo alla monarchia vaticana, che dovrà necessariamente passare attraverso la consapevolezza - da condividere con l’elettorato cattolico - che la propria spiritualità deve essere coltivata nei luoghi privati, nei luoghi di culto, e non certo nelle aule del Parlamento o nei luoghi adibiti al confronto politico.

 

Ciro Verrati

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