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Sul nostro corpo 31/03/2011

   

Con il ritrovamento del cadavere di Yara, è finalmente partito l'orrido concerto di lodi al martirio per la castità che per mesi vanverologi del calibro di Socci avevano dovuto trattenere, fremendo di impazienza.

Una tredicenne assassinata è, secondo questi soggetti, santa di default: anche se non c'è alcuna traccia di un tentativo di violenza sessuale, costoro SANNO che la ragazzina "è morta per difendere la propria castità", ergo è santa d'ufficio. 

Ora, a prescindere da interrogativi dolorosamente ovvi su come facciano preti e scribacchini a conoscere le circostanze di un omicidio, ci sarebbe anche da chiedersi se questi cattolici DOC siano vagamente consapevoli dell'abissale differenza tra castità e verginità fisica, e se si rendano conto che, se effettivamente le cose fossero andate come immaginano, la condotta della vittima avrebbe portato l'assalitore a macchiarsi di un omicidio, ben più grave di uno stupro sia per la legge umana che per quella divina. 

O forse no? Che, nella scala dei "valori" cattolici, la verginità occupi, per una donna, un posto ben più elevato rispetto a quello della vita?

A ben vedere, la vita di una donna in sé non vale poi tanto. 

E' lecito sacrificare la partoriente pur di salvare il nascituro, almeno per il tempo necessario a battezzarlo, e l'idea che la vita di una persona adulta, con affetti, esperienze, relazioni, valga meno di quella del feto, dell'embrione, addirittura del potenziale concepito, è alla base delle benevole "istruzioni" impartite da uomini di Chiesa contro aborto e contraccezione anche in caso di pericolo mortale per la donna, e motiva le canonizzazioni di personaggi come Gianna Beretta Molla.

Lo stesso concetto di verginità tradisce il valore che una cultura maschilista come quella cattolica attribuisce alle donne: esse sono oggetti, tanto più pregiati in quanto "nuovi".

Infatti, non si ha riguardo alla castità/stato morale, che nessuno stupro scalfirebbe, ma alla verginità/condizione fisica, attributo di un oggetto quale la donna, di fatto, è considerata.

E' dunque non solo lecito, ma addirttura auspicabile e lodevole, che una donna sacrifichi la propria stessa vita per proteggere un attributo senza il quale quella vita non avrebbe lo stesso valore.

Donne come oggetti, come corpi - è la stessa idea che anima i sogni paradisiaci dei musulmani, che immaginano come premio delle vergini. 

Oggetti che si deprezzano con l'uso, che perdono valore con il passare del tempo, non persone che crescono in esperienza e che possono esercitare fascino anche in là con gli anni.

Oggetti che devono produrre - piacere, lavoro, figli - ma non gestire alcunché, neppure sé stesse.

Oggetti che irritano e vanno gettati nel momento in cui, pretendendo una soggettività, non funzionano più a dovere. 

Si consideri la condotta del più perfetto esponente dell'attuale cultura neomaschilista, Berlusconi. 

Si circonda di femmine giovani e perlopiù belle, sia nella vita privata che - ahimé - nella sua attività politica: ma quante donne ultrasettantenni si accompagnerebbero con tanta disinvoltura a discinti spogliarellisti, ballerini, tronisti appena maggiorenni in feste boccaccesche?

E quanti politici maschi vengono selezionati in base (anche, o solo) all'avvenenza fisica?

Racconta barzellette grossolane ed ostenta un robusto, anche se forse fittizio, appetito sessuale.

Conoscete qualche premier donna che si vanti delle proprie prodezze a letto e magari attribuisca eventuali successi politici al proprio fascino? 

Non manca mai di sottolineare l'attrazione per l'altro sesso, anche denigrando chi non ostenti la stessa mania od abbia gusti diversi.

Non ce la vedo la Merkel a dire che Obama è un bel manico e a zittire la doverosa indignazione con un "meglio porca che lesbica". 

Attribuisce il dissenso alla bruttezza (le donne che non lo amano sono frustrate perché brutte) ed usa l'offesa mirata all'aspetto fisico delle oppositrici, a cominciare dalla Bindi, come se una donna potesse rimanere colpita soprattutto da un insulto alla propria avvenenza. 

Considera le donne solo come corpi.

Dalle parole del suo legale sappiamo che per lui le donne sono oggetti "ornamentali" o di cui è "l'utilizzatore finale".

Magari Ghedini si è spinto troppo in là.

Ma Berlusconi in persona dimostrò di ritenere che una donna non fosse una persona, ma un semplice corpo, dicendo, di Eluana Englaro, "Potrebbe ancora avere figli".

Quel corpo poteva ancora essere usato - anche se la persona se ne era andata da tempo, anche se la persona non poteva dare un consenso all'uso del corpo. 

Un orrore.

Di cui però noi donne siamo, in parte, responsabili.

Contribuiamo senza volere alla cultura maschilista della donna oggetto nel momento in cui costringiamo il nostro corpo entro canoni decisi secondo gusti non nostri, spesso incompatibili con la nostra salute, la nostra libertà, la nostra dignità.

Quando ci annulliamo nella maternità anziché gestirla, ostentando uno strano orgoglio per qualcosa che sa fare il nostro corpo, non che sappiamo fare noi.

Quando adottiamo atteggiamenti seduttivi, quando decliniamo responsabilità, quando anteponiamo i nostri compiti di cura alla nostra realizzazione personale.

Quando avalliamo la "santità" di vergini e madri senza comprendere che si esalta strumentalmente il valore dei corpi per annullare quello delle persone.

 

Rosaria Greco

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