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Obiettivo n.23
Obiettivo n.23

Nel nostro ordinamento i reati si distinguono in delitti e contravvenzioni.

I delitti prevedono pene più gravi che vanno dalla reclusione (da 15 giorni all’ergastolo) alla multa (da 50 a 50.000 euro).

Le contravvenzioni prevedono pene più leggere che vanno dall’arresto ( da 5 giorni a tre anni) all’ammenda (da 20 a 10.000 euro).

Il cosiddetto falso in bilancio è un reato la cui qualificazione si rinviene nell’art.2621 del codice civile che disciplina le modalità di redazione dei documenti contabili delle società : “False comunicazioni sociali”.

Nella redazione dei bilanci si espongono fatti materiali che riguardano la società, dalla cui lettura gli interlocutori commerciali traggono elementi di valutazione circa la situazione economica, patrimoniale o finanziaria.

Se tali comunicazioni sono false, ne deriva un danno economico per chiunque sia stato tratto in inganno dalle falsità e su quelle abbia fatto affidamento nelle trattive commerciali.

Nell’evoluzione normativa, questo reato fino a qualche tempo fa, era qualificato, per la sua gravità, tra i delitti.

Nel 2005 il governo neoliberista della destra berlusconiana, lo ha depotenziato a contravvenzione e ne ha modificato in maniera gravemente irrisoria la punibilità, tanto da renderlo inoperativo.

Il falso in bilancio deve essere riqualificato in tutta la sua gravità e non può essere ridicolizzato a mera contravvenzione, perché è un reato che si inserisce nel quadro generale di contrasto alla corruzione.

Quando la corruzione si materializza con il passaggio di modeste quantità di denaro, è assai difficile che possano essere coinvolte società, ed è più facile dedurre,invece, che siano coinvolti singoli individui.

La corruzione maggiore invece si ha quando le società si trovano nella condizione indisturbata di accumulare provviste di denaro considerevoli, accantonate per essere riutilizzate con finalità di corruzione.

Le false comunicazioni sociali rendono più agevoli gli accantonamenti che vengono riutilizzati per alimentare i fenomeni corruttivi.

Con la modifica al reato del falso in bilancio, introdotta nel 2005 dal governo Berlusconi, la corruzione ha raggiunto una diffusione capillare interessando trasversalmente tutta l’economia nazionale, trasformandosi in attività sistematica imprescindibile rispetto a qualunque forma di transazione, pubblica e privata.

Una inversione di tendenza la si potrà avere soltanto ripristinando il sistema normativo precedente la cui ratio era nella lotta alla corruzione, mentre la ratio della norma attualmente in vigore va piuttosto individuata nella volontà di normalizzare e rendere legale, inserendola pacificamente in bilancio, la cosiddetta “tangente”.