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Obiettivo n.29
Obiettivo n.29

La mobilità interna alla pubblica amministrazione potrebbe essere una valida soluzione all’efficienza degli uffici pubblici.

Razionalizzare le risorse umane significa innanzitutto consentire ai dipendenti pubblici di ottimizzare la propria forza lavoro passando da un ente con organico in esubero ad un ente con organico carente.

La mobilità interna sinora non è mai stata regolamentata anche perché le regole contrattuali di assunzione non sono mai state armonizzate sotto il profilo retributivo, con le ipotesi di mobilità, al fine di rendere più semplici i trasferimenti.

Nell’agosto del 2013 è stata adottata una legge in tema di mobilità per favorire quella dei dipendenti pubblici, in particolar modo per sopperire alle carenze degli uffici giudiziari.

Si è trattato tuttavia di una norma dettata dall’emergenza e che non si è inserita in una riforma organica e complessiva, e dunque ha mantenuto il carattere della provvisorietà e della emergenzialità.

Affrontare le problematiche connesse alla mobilità si tradurrebbe non solo in tangibile efficienza, ma di certo in un incremento del pil.

Vista dalla prospettiva dei lavoratori, la mobilità volontaria può consentire il trasferimento, legato a esigenze personali, da una amministrazione all’altra con passaggio diretto, mentre la mobilità compensativa prevede un accordo tra le amministrazioni di appartenenza.

La mobilità per esubero è invece quella tende alla riduzione del personale favorendo, ove possibile, il collocamento a riposo.

La mobilità è dunque una opportunità che non può e non deve essere strumentalizzata al solo scopo di ridurre la spesa pubblica.

La mobilità, piuttosto, deve essere utilizzata nell’ottica di una maggiore razionalizzazione che punti alla valorizzazione delle professionalità.